Soroptimist Arezzo

21 settembre 2022

AURUM: maestria, stupore e provocazione


Visita alla mostra di sculture di Fabio Viale

Mercoledì 21 settembre è ripresa l’attività del Club, dopo la pausa estiva, con la visita alla mostra AURUM di Fabio Viale, artista di notorietà internazionale grazie all’inusuale abilità nel modellare il marmo. Ospitata ad Arezzo – ‘città dell’oro’ omaggiata con minime inclusioni del prezioso metallo in ogni scultura – l’esposizione, diffusa in un percorso articolato tra spazi pubblici e museali, permette di cogliere, anche nell’interazione tra luoghi storici e sculture, la compenetrazione tra tradizione e innovazione propria della ricerca sperimentale dell’autore che reinterpreta in chiave contemporanea forme e temi dell’arte classica, coniugando modelli estetici eterni con aspetti del ‘tribalismo metropolitano’, in singolari sculture tatuate foriere di messaggi attuali e offre provocatorie sfide nel plasmare il materiale fino a creare stupefacenti inganni percettivi.

Avvalendosi della straordinaria presenza in città della mostra AURUM, in svolgimento ad Arezzo dal 19 giugno al 30 settembre 2022, per il primo incontro autunnale del Club la Presidente Barbara Magi, coadiuvata dalla Programme Director Annalisa Romanelli, recependo attentamente le opportunità culturali cittadine, ha coinvolto le socie, grazie ad una guida appassionata, in un’esperienza suggestiva per i contenuti quanto impressionante per il virtuosismo tecnico che sta alla base dell’opera scultorea di Fabio Viale, sospesa tra tradizione, innovazione e provocazione.

La mostra è la prima personale ad Arezzo dedicata all’artista piemontese, tra i più influenti della scena internazionale contemporanea, di cui omaggia compiutamente la poetica e la pluriennale ricerca svolta indagando confini e potenzialità della materia in una continua sperimentazione sia artistica che tecnologica sull’idea stessa di scultura.
Sin dal titolo “AURUM” – cólta dedica alla città di Arezzo – si evince il leit motiv che lega le oltre quaranta sculture esposte al luogo che le ospita: in quasi tutte l’autore ha infatti inserito, più o meno segretamente, un grammo di oro, raffinato omaggio alla città, legata inscindibilmente al prezioso metallo, collegando idealmente la secolare tradizione manifatturiera aretina alla sua forte vena sperimentale. Oro e marmo sono entrambi materiali preziosi che dialogano in modo armonico; il primo, simbolo alchemico per eccellenza, ha un “potere seduttivo che – come afferma l’artista – esula dalla sua mera bellezza”: incastonato entro il marmo con innesti appena percettibili dalla casualità dello sguardo, l’oro non è usato solo per fini estetici (emblematica l’opera The King - 2022) ma per evidenziare aspetti provocatori e controversi, trascendendo la sua perfezione per svelarne il pericolo connesso alla “sua vacuità nonostante lo splendore e la magnificenza”.
Organizzata dalla Fondazione Guido d’Arezzo con il Comune di Arezzo e in collaborazione con l'Associazione culturale "Le Nuove Stanze", la mostra diffusa è stata proprio ‘costruita’ sulla città, pensata ed adattata ai vari luoghi che la accolgono come perfette scenografie architettoniche ed urbane, permettendo l’interazione e il dialogo tra antico e contemporaneo. Il percorso espositivo si articola infatti in diverse sedi, tra spazi museali e cittadini, dalla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea, alla Sala Sant’Ignazio, alla Fortezza Medicea, al sagrato del Duomo, alle piazze San Francesco e San Domenico, sviluppandosi come un racconto evocativo per immagini che, pur utilizzando i canoni estetici del mondo classico, si proietta a descrivere la contemporaneità nell’intento di comunicare alle nuove generazioni le meraviglie del passato.
Nell’atipica combinazione tra sacro e profano, l’arte di Viale rivisita in chiave attuale, talvolta anche modificandone l’iconografia, alcune fra le più iconiche sculture della classicità reinterpretandole, con un sapiente mix di texture e chimica del colore, mediante l’utilizzo di intrusivi tatuaggi – anch’essi di antica tradizione ma di prevalente accezione negativa quali simboli di criminalità o anticonformismo – che violano il candore del marmo, creando un originale contrasto estetico, una dualità generatrice di energia. Le estese figurazioni che Viale sovrascrive mediante inchiostri che, sfruttando la porosità del marmo, si infiltrano nel materiale similmente a come penetrano nella pelle umana, non sono mera decorazione: derivati dai coloratissimi tatuaggi tradizionali giapponesi o da quelli monocromi e ricchi di simbologie occulte della malavita russa, ogni motivo tatuato discende da “un’accurata ricerca di consonanze, di completamenti semantici”, come “i fregi guerrieri” del Laocoonte, le “minacciose marcature criminali” su busti e mani, o i vistosi motivi giapponesi esposti con delicato pudore sulla Venere di Milo.
In Amore e Psiche (2021), ad esempio, replica del celeberrimo capolavoro neoclassico di Antonio Canova, l’artista stravolge la lettura attraverso la tatuatura del corpo femminile con i sensuali motivi nunziali delle spose mediorientali, suggerendo una profonda riflessione sulla condizione della donna nel contesto geopolitico attuale attorno ai temi di conquista, sofferenza e salvezza e lanciando un messaggio di solidarietà e sostegno nei confronti di una cultura oggetto di atti disumani e dolorosi.
Ed ancora, restando nell’universo femminile, lo scultore pone incisivamente l’accento sul tema della libertà negata con la suggestiva installazione Le Tre Grazie (2020), in cui il riferimento esplicito al mito greco o al capolavoro di Canova si ribalta, per contrasto, attraverso la composizione di tre figure femminili – “fantasmi iperrealistici” dall’identità ed età indefinita, delineate unicamente attraverso il volume magistralmente panneggiato della veste e interrotto dalla piccola apertura corrispondente al volto – riproducente una scena fotografata in Maghreb: tre donne sedute sotto la pensilina del bus nella città algerina di Ghardaïa, vestite del tradizionale haik, ampio telo bianco che avvolge l’intero corpo lasciando scoperto un solo occhio, divenute nella trasfigurazione artistica “corpi in attesa, al limitare della partenza, che alludono al dolore e alla diversità, a una società contemporanea lacerata, tra vanità e verità” come, in proposito, indica il pannello esplicativo.

L’approccio raffinato, colto, eccentrico e all’occorrenza provocatorio, alla scultura storica come singolare riproduzione di capolavori interpretati, genera stupore e meraviglia allo stesso modo del procedimento usato nel ribaltare il senso delle cose alla scoperta di nuovi significati, come quando il marmo, materia pesante, severa, antica e preziosa, diviene lieve, dinamico, duttile, anonimo quanto un derivato industriale. Associando creatività, abilità, ricerca sperimentale ed elevato controllo tecnico, Viale utilizza un procedimento mimetico che conferisce nuove qualità al marmo, producendo immagini paradossali che creano nello spettatore un sensazionale inganno percettivo per l’accuratezza e la maestria con la quale ripropone il materiale originario (legno, polistirolo, carta, plastica, gomma, pelle, cuoio) fino a farlo percepire tale. Esemplari le opere in cui il marmo assume inusualmente le sembianze di oggetti quotidiani: un palloncino, un sacchetto o un aeroplano di carta, una cassetta di legno o plastica, uno pneumatico, un guanto in pelle, fino alle inosservate ma funzionali “bricole” veneziane, i consunti pali lignei della laguna con cui si mettono in sicurezza le gondole, ricreate con impressionante e illusoria verosimiglianza.

Al termine dell’interessante visita che ha coinvolto visivamente ed emozionalmente le socie, la serata si è piacevolmente conclusa con un aperitivo in piazza San Francesco presso le “Terre di Piero”, con degustazione di un ottimo buffet.



AUTORE: Anna Pincelli - Club Arezzo

PRESIDENZA: Giovanna Guercio


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