Soroptimist Arezzo

08 giugno 2022

“La città che vorrei”: pianificazione urbana


Incontro con Francesca Lucherini, architetto e assessore all’Urbanistica

Mercoledì 8 giugno, presso l’Hotel Minerva si è svolta la consueta conviviale dei saluti prima della pausa estiva; nel corso della serata la socia del Club Arezzo, Francesca Lucherini, architetto e assessore all’Urbanistica del Comune di Arezzo, ha relazionato sul tema, proposto dal Nazionale, “La città che vorrei - Reinventare la città a misura di donna”, con sottotitolo “Progettare il presente per vivere il futuro”. La riflessione sul futuro delle nostre città, al centro dei cambiamenti globali, con le modificazioni conseguenti, ripensate a seguito dei fenomeni di globalizzazione, digitalizzazione, surriscaldamento climatico, forte urbanizzazione e delle problematiche emerse con la pandemia, si è poi focalizzata sugli aggiornamenti relativi al nuovo Piano Operativo del Comune di Arezzo, incentrato sul concetto di ‘ricucitura’, registrando notevole interesse tra i presenti.

Il tema proposto dal Nazionale e presentato nello specifico questionario “La città che vorrei - Reiventare la città a misura di donna” – che, diffuso tra le circa 5000 soroptimiste italiane, affrontando la sfida dei cambiamenti urbani sostenibili ha stimolato ed offerto un contributo per verificare quali necessità esistano realmente per migliorare la qualità della vita al fine di rendere le future città sicure e vivibili, e che il 7 giugno scorso ha visto siglato il protocollo d’intesa tra la Presidente Nazionale SI e l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) – è stato sviluppato dalla relatrice a partire da alcune riflessioni più generali sul tema della città, introdotto da immagini emblematiche: da Civita di Bagnoregio, la celebre “città che muore” per l’erosione dello sperone tufaceo su cui sorge; a Mariupol, la simbolica “città martoriata” scomparsa in due mesi a causa del conflitto in corso; passando per Pienza, l’iconica “città ideale”, voluta nel 1462 da papa Pio II e progettata da Bernardo Gamberelli, detto Il Rossellino, concreta realizzazione della tematica umanistica dell’insediamento armonico, rappresentato in noti capolavori pittorici, sviluppata attorno ad una piazza centrale con l’obiettivo di rendere più razionale l’organizzazione degli spazi urbani.

Nella rassegna di alcune ipotesi di ‘città sostenibile’, l'analisi ha riguardato la cosiddetta Ville du quart d’heure (“Città dei 15 minuti”), studiata nel 2015 a Parigi, proposta dall’urbanista franco colombiano Carlos Moreno (derivandola dal concetto di neighborhood unit elaborato nel 1923 a Chicago), modello urbano residenziale di pianificazione strategica territoriale in modo da poter raggiungere nell’arco di 15 minuti (a piedi o in bici) tutto ciò che necessita alla vita quotidiana, riducendo l’uso delle automobili e dei mezzi pubblici, conseguentemente traffico e inquinamento, valorizzando al contempo il quartiere e diminuendo il gap tra la maggior efficienza del centro e i disservizi delle periferie. Sono stati inoltre presentati studi su visioni di città particolari, le cosiddette Smart city, come l'avveniristica Paris Smart City 2050, ovvero città sempre più connesse, che integrano tecnologie digitali nelle proprie reti, servizi e infrastrutture e gestiscono le risorse in modo intelligente; sino all’immaginaria Singapore 2100 progetto di WOHA Architects, resiliente, sostenibile ed in perfetta simbiosi con la natura, prefigurata come città 50/50, nella sua perfezione con 50% di costruito e 50% di green: ovvero metà della superficie destinata agli spazi urbani e l’altra metà alla natura.
    La pandemia di Covid-19 ha inevitabilmente portato a ripensare il concetto di città e, al suo interno, quello di ambiente abitativo, per la necessità verificatasi, particolarmente nella fase del lockdown, di trovare spazi adeguati e appropriati dove i singoli abitanti possano svolgere in autonomia le proprie funzioni, non solo vitali ma anche lavorative, relazionali, di svago e wellness, che necessitano quindi anche di aree di verde integrato, con spinta verso un’edilizia a minor impatto ambientale, tradotta nell’idea di integrare la vegetazione nel costruito, secondo l’esigenza di ‘rinaturalizzare’ i centri urbani dopo decenni di cementificazione. L’incremento della biodiversità sarà inoltre in grado di mitigare i pesanti effetti microclimatici delle ‘isole di calore urbano’, determinate dalla eccessiva cementificazione del suolo: aree (ad esempio parcheggi) che assorbono calore senza permettere un’adeguata traspirazione ed evaporazione del terreno, nocive non solo per effetto dell’irraggiamento ma anche per il rischio di inondazione conseguente alla massiccia impermeabilizzazione del suolo.
    Innovative in tal senso le realizzazioni a Milano - città italiana che più di ogni altra anticipa le scelte per il futuro - della Stefano Boeri Architetti: dal Bosco verticale alle nuove realizzazioni sui Navigli (Bosconavigli); sino alla City life degli architetti Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid, progetto di riqualificazione del quartiere Fiera di Milano con un ampio parco pubblico esteso su una superficie di circa 170.000 mq, integrato con sentieri pedonali e ciclabili che attraversano distese di prati, rendendo possibile l’attivazione di un’efficace rete ecologica.

    Nella seconda parte della relazione, svolta in collaborazione con l’architetto Laura Pagliai del Servizio Pianificazione Urbanistica del Comune di Arezzo, l’esposizione di quanto si sta realizzando ad Arezzo nell’ottica di “progettare la città senza progettare gli edifici” – dei quali, stante la crescita zero, non c’è necessità – soprattutto mirata a tessere delle ‘ricuciture’ che connettano le varie parti della città al fine di operare una rigenerazione urbana omogenea per uno sviluppo futuro di grande respiro, partendo dall’area critica, quanto nevralgica per la sua centralità, della ex Caserma Cadorna, che verrà riqualificata secondo un nuovo progetto, avvalendosi anche dei fondi del PNRR, da riorganizzare come concetto di piazza pedonale, collegata alle opposte vie Garibaldi e Petrarca, da rendere luogo di incontro e non più parcheggio (previsto defilato e multipiano), dal volto nuovo e moderno con l’inserimento di verde pubblico e locali a destinazione commerciale. Di qui il collegamento con l’area del Baldaccio – dal nuovo utilizzo come centro prelievi – e con l’innovativo, e di prossima attuazione, progetto del cosiddetto “Terzo Luogo” ossia di un luogo dedicato al tempo libero, creativo e diffuso che, in previsione del rinnovamento urbanistico e culturale dell’area dell’ex scalo merci ferroviario contiguo alla stazione FS, comprenderà, come elemento centrale, la New Public Library di stile anglosassone, ovvero una nuova biblioteca (finanziata anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze) pensata non solo come centro di cultura ma anche di intrattenimento, socialità, fitness e relax, il tutto finalizzato alla promozione di uno stile di vita sostenibile che riduca l’impatto ambientale dei consumi quotidiani. L’interramento dei parcheggi e lo spostamento dell’hub degli autobus sul lato opposto di viale Piero della Francesca, fa sì che il sistema sia poi connesso con il recupero di ciò che prospetta sul viale stesso, tra cui il baluardo mediceo del Poggio del Sole (con accesso da via Fra’ Guittone) e gli storici Giardini della Stazione, progettati da Pietro Porcinai negli Anni Trenta del secolo scorso; quindi, tramite una passerella pedonale di collegamento, a sud, con la zona del Pionta, da riqualificare mediante un protocollo di intesa tra Comune, Asl, Provincia e Università ed una vivace co-progettazione con i giovani per capirne le criticità.
Infine le connessioni con i quartieri di Saione, che accoglierà la nuova sede della Polizia municipale rivedendo la mobilità complessiva della zona, del Tortaia, dove è prevista una nuova scuola materna, e di Pescaiola, ove nell’ex Foro Boario è prevista una zona dedicata alla musica (in collaborazione con i Negrita); non ultima la rifunzionalizzazione di tutta la vasta area intra moenia occupata dagli impianti sportivi di San Clemente.
     Se l’urbanistica va quindi verso l’urban design, nell’ottica di ricucire le parti di completamento, è indispensabile una regia pubblica per eliminare le contrapposizioni tra centro e periferia, per creare una città circolare e a misura di donna, con i requisiti di sicurezza, accessibilità e libera fruibilità.
     Buon lavoro dunque, in vista di una città più vivibile, inclusiva e sostenibile!



AUTORE: Anna Pincelli - Club Arezzo

PRESIDENZA: Giovanna Guercio


PROGETTI NAZIONALI

La città che vorrei

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