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Rassegna Cinematografica in carcere

Obiettivi:

Rassegna

Dopo il Laboratorio artistico realizzato lo scorso anno, il Club ha aderito al Progetto Nazionale SI Sostiene in carcere con una nuova iniziativa: una rassegna di quattro film proiettati nella Casa Circondariale di Uta, in presenza delle detenute e con la partecipazione delle socie di volta in volta disponibili agli incontri. Il progetto prevede che alla visione delle pellicole segua uno scambio di idee e pensieri sui temi trattati, in un'atmosfera rilassata e consumando insieme, come delle amiche, una piccola merenda. Ai fini di realizzare il progetto, il club ha donato all'Istituto un televisore a colori 55", un lettore dvd e i dvd proiettati, che formeranno una piccola mediateca a disposizione della struttura penitenziaria. Sono stati proiettati finora tre film; il progetto terminerà in autunno, con la visione del quarto film. 

Il service ha avuto inizio, dopo le comunicazioni di rito alla Referente Nazionale del Progetto, nel mese di marzo 2023, con la proiezione del film Scusate se esisto, dedicato al tema della discriminazione della donna nel mondo del lavoro in ambiti professionali come quello che fa capo ad ingegneri e architetti, dove la creatività e la progettualità sono declinati tradizionalmente al maschile, mentre alle donne vengono riservati compiti meramente esecutivi, spesso incentrati nell'accudimento del "capo", che ovviamente è sempre un uomo (paradigmatica in questo senso la figura della segretaria del titolare dello studio-azienda, magistralmente interpretata nel film dall'attrice Lunetta Savino). Una discriminazione che costringe la protagonista a fingersi uomo pur di far valere il proprio progetto di recupero di un quartiere popolare romano, per poi suscitare, una volta scoperta, una ribellione generale delle colleghe, ma anche dei colleghi, ad un sistema di lavoro fondato sulla sottomissione e sulla finzione.

Il film, presentato dalla presidente del Club, è stato seguito con interesse dalle detenute, in massima parte straniere, e ha suscitato un vivace dibattito, incentrato sugli infingimenti cui le donne sono costrette per non farsi soffocare da una società che non le riconosce e sul rischio che tutto questo si traduca in un sistema di relazioni fondato sulla ipocrisia ("tutti mentono" è stato l'amaro commento di una delle ragazze).

Una detenuta rom ha invece posto l'accento sul tema dell'omosessualità, che nel film è trattato come esperienza di discriminazione specifica, e positivamente solidale con quella subita dalla protagonista, e ha evidenziato il tratto differenziale della sua cultura, contraria alla omosessualità e alla sua esibizione.

Il secondo film, Corro da te, è stato presentato il 20 aprile dalla Past President Maria Ledda, che ha messo in luce il percorso di crescita del protagonista, interpretato da Pier Francesco Favino: un industriale di successo delle calzature sportive, egocentrico, cinico, maniaco dell'efficienza fisica, che all'inizio del film boccia senza appello l'idea di una giovane dipendente di creare una linea di articoli per paraplegici, persone che considera "perdenti" e non meritevoli di considerazione, tanto da licenziarla. Un uomo che ha un'infinità di relazioni sessuali, tanto numerose quanto fuggevoli e superficiali, con donne di cui nemmeno ricorda il nome e che considera come trofei, come prede di caccia di cui vantarsi con gli amici. E anche dell'amicizia ha un concetto strumentale, gli amici sono solo un mezzo per passare il tempo divertendosi, anche alle loro spalle e beffandoli, tanto da intessere una "storia" perfino con la moglie di uno di loro, che – come gli altri - ammira la sua disinvoltura e i suoi successi con le donne. Tutto cambia a seguito dell'incontro con una ragazza, Chiara, divenuta tetraplegica dopo un incidente stradale. Un incontro che gli apre un mondo alternativo, sconosciuto, ricco di esperienze e di relazioni. Un mondo abitato da individui che contrariamente ai suoi pregiudizi non sono dei "pesi" per la società, dei parassiti che non giocano alcun ruolo, ma al contrario sono persone che lavorano, studiano, fanno sport, coltivano interessi e relazioni umane profonde. Di qui un lento processo di trasformazione del protagonista che passerà da una fase di mera curiosità, in cui la conquista sessuale di Chiara è ancora vissuta come sfida personale di cui vantarsi con gli amici, alla comprensione delle difficoltà oggettive che permeano il quotidiano dei disabili e della resilienza straordinaria che consente loro di vivere pienamente, nonostante tutto, fino alla maturazione di un sentimento autentico che si nutre di attaccamento, di bisogno dell'altro e di rispetto.

Anche questo film ha suscitato grandissimo interesse, incentrando il dibattito sulla disabilità e sulle differenze tra l'handicap soltanto fisico che caratterizza la protagonista femminile (disabile sì, ma capace di costruire una propria indipendenza e dignità attraverso la professione di musicista, la pratica del tennis in carrozzina, l'attenzione profonda alle relazioni familiari e amicali) e la disabilità interiore del protagonista maschile, il vero "menomato" di tutto il film, come ha acutamente rilevato una delle detenute che hanno assistito alla proiezione.

Il terzo film, presentato lo scorso 15 giugno dalla Presidente Eletta Margherita Ledda, è stato Quasi Amici, una pellicola francese che scandaglia i temi della relazione tra persone profondamente diverse per esperienze di vita, educazione, censo, che tuttavia si intendono perché si accettano a vicenda per quello che sono, senza pregiudizi e tirando fuori ognuno il meglio dell'altro. I due protagonisti sono un ragazzo di colore (Driss) con una storia di emarginazione sociale, economica e umana alle spalle, privo di una vera famiglia e abituato a vivere di espedienti, e un uomo ricchissimo (Philippe), un aristocratico divenuto tetraplegico dopo un incidente di parapendio, che vive in una villa meravigliosa circondato dal lusso e da alcune governanti e infermiere, ed è alla ricerca di un giovane forte e robusto che lo accudisca, aiutandolo a compiere gli atti quotidiani essenziali, ma in realtà ha bisogno soprattutto di qualcuno che lo aiuti a trovare un senso alla sua esistenza.

Si susseguono alla sua porta aspiranti badanti supertitolati e referenziati, che però vengono regolarmente respinti, mentre alla fine viene assunto in prova per un mese il giovane Driss, che pure è uscito da poco dal carcere e ha dimostrato interesse al lavoro solo per ottenere la firma di un documento che gli consente di ottenere la indennità di disoccupazione. Eppure è lui che viene scelto, perchè nel colloquio con Philippe ha dimostrato – a differenza degli altri aspiranti al posto – di non voler apparire diverso da quello che è, e di cercare con l'altro un rapporto fondato non sul servilismo e sulla pietà, ma sulla ricerca di un dialogo fra due persone diverse, che però si rispettano.

Questi elementi sono stati centrati in pieno dalle ragazze, che hanno imbastito un dibattito molto partecipato e, guidate da Margherita, hanno messo in evidenza aspetti ulteriori, come l'importanza di non fermarsi alle apparenze nel giudicare le persone: Driss è un giovane esuberante, a volte eccessivo, ma dimostra di avere un forte senso delle regole, tanto da "inquadrare" la figlia ribelle di Philippe, il suo fidanzato, il vicino maleducato, e nello stesso tempo è così sensibile da cogliere la nostalgia di Philippe per la moglie deceduta e il bisogno di una relazione affettiva nuova, certo non facile per una persona così gravemente menomata.

Philippe da parte sua avverte senza pregiudizi la positività di Driss, la sua spontaneità, lo asseconda quando il ragazzo lo spinge a dare concretezza alla relazione sino a quel momento solo epistolare che coltiva con una giovane donna che non ha mai incontrato. Insomma, come sottolineato nel dibattito i due compiono un percorso verso l'altro e dentro sé stessi che alla fine migliora entrambi.

                                                                                                                   Maria Alessandra Pelagatti, presidente Soroptimist Club Cagliari

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