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Violenza di genere, il Soroptimist a scuola con ‘Read the sign'

Violenza
  • Club: L'Aquila
  • Autore: Michela Santoro
  • Ultima modifica: Febbraio 2024

Si è tenuto ieri mattina il secondo appuntamento con ‘Read the sign‘, ovvero riconosci i segnali di una relazione tossica, iniziativa per le scuole promossa dal Soroptimist Club dell'Aquila

Un primo evento, dal titolo ‘La violenza di genere: riconoscerne i segnali per prevenirla e contrastarla', si era già svolto il 30 novembre scorso, nell'aula magna del Liceo Classico ‘D. Cotugno' dell'Aquila, riscontrando un forte interesse da parte delle studentesse e degli studenti che hanno partecipato attivamente con domande e riflessioni.

Stessa atmosfera ieri mattina nell'aula Beolchini dell'IIS D'Aosta. Le studentesse e gli studenti hanno discusso a lungo con Maria Chiara Marola, Dirigente Scolastica; Sabrina Prioli, Sociologa e Scrittrice; Silvia Pozone, Presidente Collettivo ‘Fuori Genere'; Nora Concordia, Medico Ginecologo; Flavia Stara, Filosofa -Pedagogista e Gianna Colagrande, Soroptimist Club L'Aquila.

“Quando parliamo di violenza di genere, – ha detto alle ragazze e ai ragazzi la presidente del Soroptimist Club L'Aquila, Flavia Stara dopo i saluti della dirigente Maria Chiara Marola – non ci riferiamo solo alla violenza femminile che può arrivare alle punte estreme. La violenza di genere, è fatta di tante espressioni. Pensate al dialogo con la bisessualità, o con la fluidità di genere. Prima, c'erano strutture precise; ora ci siamo diversificati, ci sono situazioni differenti e questo non deve indurci a mettere etichette”.

“Le nostre manifestazioni – ha proseguito Stara – il più delle volte vengono fraintese, subiscono atteggiamenti di indifferenza, di bullismo. E noi, non siamo in grado di reggere il confronto.

Dobbiamo, quindi, esercitarci nella comunicazione affinché si comprenda davvero la violenza, affinché si acquisisca consapevolezza.

Non basta certo una lezione; bisogna fare esperienza, parlare, aprirsi anche all'introspezione, riconoscere l'unicità dell'altro e anche la nostra. Noi non possediamo l'altro. Noi, possediamo solo noi stessi”, ha concluso la presidente.

“Come riconoscere la violenza?”. Questo l'incipit dell'intervento di Sabrina Prioli che ha parlato alla platea “da sopravvissuta, da persona che ha subito violenza”.

Quando qualcuno fa una battuta pesante è violenza? Quando qualcuno ti minaccia è violenza? Se qualcuno fa cat calling, è violenza? E se qualcuno prova a baciarti per forza?

Tutte domande alle quali, le ragazze e i ragazzi hanno risposto con consapevolezza ma anche, qualcuno, con una punta di rassegnazione, quasi come se il mondo andasse così e non ci fosse nessuna speranza di ribaltare la situazione.

Prioli ha, poi, mostrato uno strumento denominato ‘violentometro', creato in Messico nel 2018 e utilizzato in Francia nel 2019, in Italia ancora ancora sconosciuto. Si tratta di una sorta di segnalibro che indica la scala della violenza, attraverso colori sempre più accesi.

“Ho lavorato per anni – ha raccontato la sociologa – per associazioni non governative, per donne che avevano subito violenza. Ho lavorato per bambini e bambine costretti a fare il soldato.

Nel 2016 nel Sud Sudan sono stata violentata dai militari. Tutte noi donne siamo state violentate perché siamo state considerate come invasori. Dopo essere stata male, depressa e con problemi fisici, ho subito l'ulteriore violenza dei cittadini italiani. 

Le reazioni sono state queste: che sei stata a fare lì?, te lo potevi aspettare! Commenti violentissimi. Quando c'è un sopravvissuto o una sopravvissuta, bisogna stare attenti a quello che si dice o si scrive, anche sui social. E invece, la persona che sta testimoniando una violenza, mettendoci la faccia, spesso riceve offese fino all'attribuzione della colpa per essere stata vittima di violenza.

Attenti sempre alle parole – ha concluso Sabrina Prioli – cercate di essere più empatici”.

Sull'importanza delle parole e sulla differenza di una stessa parola declinata al maschile piuttosto che. al femminile, descrittiva per l'uomo e offensiva per la donna, durante l'incontro è stato mostrato un intervento molto significativo dell'attrice Paola Cortellesi, scritto da Stefano Bartezzaghi.

Silvia Pozone, dopo aver raccontato la genesi del collettivo ‘Fuori genere‘ ha aggiunto : “Una delle prime riflessioni fu che il collettivo doveva essere misto perché, se è vero che dovevamo lavorare su noi donne, altrettanto valeva per gli uomini.

La nostra attività – ha proseguito – è quella di promuovere eventi e dibattiti sulle questioni di genere in ottica femminista e trans femminista.

Abbiamo un progetto che diffondiamo nei locali su come agire se si subisce violenza; insegniamo a parlare la lingua italiana alle donne straniere; abbiamo uno sportello per chi subisce violenza psicologica”.

“Primo passo di noi uomini – ha dichiarato il componente maschile del Collettivo – è riconoscere che noi siamo privilegiati. Il messaggio che abbiamo dato il 25 novembre a Roma è stato ora basta, ne abbiamo abbastanza di questa di società! e credo che tutti noi maschi dobbiamo iniziare a cambiare”.

A chiudere l'intensa mattinata a cura del Soroptimist Club L'Aquila, la ginecologa Nora Concordia che ha parlato alle ragazze e ai ragazzi dell'attività del consultorio Aied. Un'attività rivolta agli adolescenti con il servizio dedicato ‘Teenforma‘, accessibile anche anonimamente per qualsiasi problematica possa insorgere in questo particolare momento della vita.

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