Soroptimist Terni

12 giugno 2019

Stanza protetta d'ascolto.


Si chiama la ‘Stanza protetta d’ascolto per le vittime vulnerabili’ e mercoledì mattina è stata inaugurata in questura a Terni. Si tratta di un modo per assicurare un’efficace tutela alle vittime di reato, donne e bambini in particolar modo: è stata creata un’area specifica accogliente e isolata dal resto degli uffici di via Antiochia. Presenti per l’evento il procuratore della Repubblica Alberto Liguori, il questore Antonino Messineo e la presidente dell’associazione Soroptimist Paola Giuliani.

 

L’obiettivo è fornire assistenza, garantire la privacy, informazione e partecipazione durante le varie fasi del processo. «Necessario – sottolinea la questura – infatti che l’approccio alla violenza di genere sia effettuato attraverso una metodologia condivisa e multidisciplinare tra tutte le aree di intervento e gli addetti ai lavori, al fine di offrire alla donna e ai minori l’assistenza più consona al proprio caso sin dalle prime fasi in cui si decide di denunciare. Garantire un ambiente come quello creato in questura, grazie alla insostituibile collaborazione dell’associazione Soroptimist vuole riconoscere alla persona offesa dal reato, che sia da considerare per ragioni di età, condizione psichica o fisica, particolarmente vulnerabile la possibilità di rendere al propria testimonianza secondo modalità idonee a proteggere la sua personalità e a preservarla dalle successive conseguenze della sua deposizione in udienza». Per l’occasione erano in via Antiochia anche il comandante provinciale dei carabinieri Davide Rossi, quello della Guardia di finanza Fabrizio Marchetti, i rappresentanti del Comune di Terni – gli assessori Valeria Alessandrini, Elena Proietti e Marco Cecconi – dei servizi sociali del Comune di Narni e delle associazioni ‘Libere tutte’, ‘Liberamente donna’ e del centro antiviolenza ‘Donne insieme’.


La questura sottolinea infine che «presentare una denuncia o rendere testimonianza nel procedimento penale su fatti e circostanze legati all’intimità della persona e connesse alle violenze subite è sempre esperienza difficile e psicologicamente pesante e traumatica, specie se poi chi è chiamato a deporre è persona particolarmente vulnerabile e più di altre esposta ad influenze e condizionamenti esterni. In questi casi l’adozione già nella fase della presentazione in questura di speciali modalità ‘protette’ di assunzione della prova quanto a luogo, ambiente, tempo nonché a modi concreti di procedere all’esame, non solo non contrasta con le esigenze proprie del processo, ma, al contrario, concorre altresì ad assicurare la genuinità della prova medesima».

 


 
 

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AUTORE: Nicoletta Petrelli - Club Terni

PRESIDENZA: Patrizia Salmoiraghi