Soroptimist
search

Sguardi al femminile su paesaggi maschili

la città che vorrei

Sguardi
chevron_left
chevron_right

mercoledì 31 maggio alle ore 20.00 presso il ristorante Trattoria da Suban, ospite la d.ssa Ilaria Garofolo, ingegnere civile e professore ordinario presso l'Università di Trieste, delegata del Rettore per l'Area Edilizia ed Energia" ha portato opportuni spunti basati sulla sua esperienza di progettista per una città a misura di donna sul tema: "Sguardi al femminile su paesaggi maschili". Ciò rientra nell'ambito del progetto nazionale "La città che vorrei".

Nella riunione conviviale di mercoledì 31 maggio alle ore 20.00 presso il ristorante Trattoria da Suban, le Socie del Soroptimist International Club di Trieste hanno avuto ospite la d.ssa Ilaria Garofolo, ingegnere civile e professore ordinario presso l'Università di Trieste, delegata del Rettore per l'Area Edilizia ed Energia" che ha portato opportuni spunti basati sulla sua esperienza di progettista per una città a misura di donna sul tema: "Sguardi al femminile su paesaggi maschili". Ciò rientra nell'ambito del progetto nazionale "La città che vorrei".

Ilaria Garofolo, romana, ha avuto esperienze di studio e di lavoro in varie università italiane e straniere, dove si è particolarmente occupata del problema dell'accessibilità. Attualmente tiene un dottorato presso l'Università di Trieste congiunto con l'Università di Udine in Ingegneria civile, ambientale e Architettura.

In particolare ha notato che, dalla declinazione dei nomi al maschile alla proibizione di accesso delle donne alle facoltà scientifiche, per preconcetti derivanti anche da antiche e radicate convinzioni religiose, l'emergere delle potenzialità femminili al di fuori della famiglia e del perimetro domestico è sempre stato ostacolato e soltanto in tempi molto recenti le donne STEM stanno gradualmente aumentando, sia pure finora nella misura circa del 30 per 100. Un aspetto significativo lo si può evincere dalla cucina: laddove in casa è la donna a cucinare, nella professione del ristoratore è sempre l'uomo lo chef, anche in considerazione della sua maggiore autorevolezza sulla "brigata", la schiera degli aiuti di cucina. Recentemente, con l'aumentare dell'importanza dell'accudimento delle persone fragili, sempre dato per scontato come un obbligo femminile all'interno del nucleo familiare, il "caregiving" è diventata una professione economicamente rilevante e spesso affidata a personale femminile.

Nel settore della cucina, l'architettura degli interni è stata modificata per l'intervento di progettiste femminili, come Margarete Schütte-Lihotzky, che hanno introdotto misure e proporzioni degli ambienti e dei mobili, fino agli elettrodomestici a misura di donna.

Tra le donne che hanno sfondato il tabù possono essere ricordate Amalia Ercoli Finzi, la prima donna laureata in Ingegneria Aeronautica in Italia.

Più pertinente alla progettazione urbana Eva Kail, una delle massime esperte mondiali di mainstreaming di genere, già a capo del primo "Frauenbüro - ufficio femminile" di Vienna. Ha promosso la progettazione di una nuova area a Vienna pensata per famiglie laddove sia possibile vivere e lavorare senza incidenze troppo gravose per le distanze dei servizi per una migliore qualità della vita avendo riguardo al genere: "Vienna's Urban Lakeside": una città-nella-città modello, pensata per 20mila famiglie, dove tutte le strade e gli spazi pubblici prendono il nome dalle donne.

Con una mostra fotografica nel settembre 1991 ha documentato un giorno nella vita di otto diverse donne e ragazze - da un bambino piccolo, a una persona su sedia a rotelle, a un pensionato attivo. Ha mostrato così un lato poco considerato della città, progettata da urbanisti uomini per uomini come loro, in spostamento da casa al lavoro, in auto o con i mezzi pubblici, per lo più a orari prestabiliti, senza considerare il lavoro non retribuito come l'assistenza all'infanzia o la spesa, svolto per lo più da donne, in molti brevi spostamenti a piedi durante il giorno.

Un modello da pensare anche per le nostre realtà urbane, dove ci sono timidi miglioramenti come la possibilità di salire sui mezzi pubblici con i bambini piccoli in passeggino o dove cominciano ad essere realizzati punti di assistenza alle mamme con bambini piccoli, da cambiare o da allattare: i "baby pit stop".


X