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Club di Ancona "Il melodramma nelle Marche: tre secoli di grandi interpreti"

Mercoledì 23 aprile il nostro club ha avuto come ospite in veste di relatore il dott. Fabio Brisighelli, giornalista e critico musicale del Corriere Adriatico. Il nostro interlocutore  ha intrattenuto i soci e gli ospiti su un tema a lui caro, risultato stimolante e molto gradito all’ascolto: “Il melodramma nelle Marche: tre secoli di grandi interpreti”. L’assunto di partenza era il seguente: una regione di ridotte dimensioni come le Marche, sia in termini di superficie sia in termini di popolazione ( più o meno stabile attorno al milione e mezzo di abitanti), può a buon diritto essere collocata ai primi posti tra le consorelle regioni italiane per il contributo di prim’ordine, offerto in tre secoli all’incirca di storia (tra Settecento e Novecento), all’affermazione e allo sviluppo di un genere musicale come l’opera lirica che sin dalle origini figura tra i contrassegni culturali di più alto prestigio e consenso nel Paese. I grandi nomi che hanno dato lustro al nostro territorio costituiscono da sempre un bagaglio di inestimabile valore: basti citare compositori del calibro di Giovanni Battista Pergolesi ( Jesi 1710 - Pozzuoli 1736), di Gaspare Spontini ( Maiolati 1774 - 1851), di Gioachino Rossini (Pesaro 1792 ­- Passy 1868);  quindi le grandi voci del palcoscenico lirico come quelle del tenore Beniamino Gigli (Recanati 1890 - Roma 1957), del baritono Sesto Bruscantini (Civitanova Marche 1919 - 2003), del tenore Franco Corelli (Ancona 1921 - Milano 2003), del soprano Renata Tebaldi (Pesaro 1922 - San Marino 2004). Di ciascuno di questi personaggi in odore di mito nella storia della cultura nazionale il relatore ha tracciato esaustivamente i contorni salienti della vita e della carriera artistica, anche con ricordi personali legati alla conoscenza e all’amicizia con alcuni di essi. Ma Brisighelli, sollecitando viepiù l’interesse dell’auditorio, ha voluto approfondire ulteriormente il tema, specificando il ruolo primario ricoperto dalle Marche anche in relazione a quel mondo straordinario sotto il profilo dell’interpretazione vocale rappresentato tra Sette e Ottocento dagli evirati cantori (i castrati), capaci di suscitare  con le loro mirabolanti qualità canore, legate alle possibilità offerte dal melodramma belcantistico di derivazione barocca, sentimenti di pura meraviglia e di accesa emozione negli spettatori teatrali del tempo. Così per Giovanni Carestini di Filottrano (il “Cusanino”: 1704-1760) , il più accreditato rivale a Londra del celebre Carlo Broschi “Farinelli”; così per Gaspare Pacchierotti di Fabriano (1740 - 1821) Girolamo Crescentini di Urbania (1762 - 1846), Giambattista Velluti di Corridonia (1780 - 1861). C’è stato tempo, a chiusura di serata, anche per l’ascolto di una celebre interpretazione di Gigli ( “Mi par d’udire ancora”, da I pescatori di perle di Bizet). E certamente si sarebbe voluto continuare con gli altri.





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