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Club Torino. Convegno Una stanza tutta per sé

da Torino all Italia contro la violenza di genere: donne vittime di violenza, la denuncia

Il Convegno del Soroptimist Club di Torino con l'Arma dei Carabinieri, cui hanno preso parte autorevoli relatori, ha evidenziato il contributo al contrasto alla violenza di genere del progetto "Una stanza tutta per sé" che, con le aule di audizione protetta, agevola le donne che trovano il coraggio di denunciare le violenze subite.

La prima Stanza,realizzata dal Club di Torino nel 2014, è diventata progetto dell'Unione Italiana durante la presidenza nazionale di Leila Picco, socia del Club; appare logico e significativo che il Convegno sia stato organizzato nella nostra città.

 

Il Convegno si è aperto con i saluti della Città di Torino portati, a nome della Sindaca Chiara Appendino, dalla Vice Presidente del Consiglio Comunale Viviana Ferrero che, nel congratularsi con il Soroptimist, ha sottolineato l'orgoglio della Città per essere ancora una volta pioniera in attività socialmente rilevanti.

Il moderatore Alberto Riccadonna, Direttore del settimanale “La Voce e il Tempo”, ha introdotto i lavori e dato la parola a: 

Federica De Dominicis, Presidente del Club di Torino che, dopo i saluti e ringraziamenti di rito avvalendosi di slide, ha presentato il Soroptimist International illustrandone storia, dimensione, strutture, organizzazione e finalità, sottolineandone la capillare presenza in ogni Continente e Paese con particolare riguardo all'Unione Italiana che conta 155 Club e circa 5.500 Socie. Ha ricordato che la prima stanza tutta per sé è stata realizzata dal Club di Torino con l'allora Presidente Alessandra Fissore; il progetto ha avuto seguito, durante la presidenza di Angiola M. Moschetti,  con "una stanza tutta per sé...subito": in collaborazione con l'Associazione Donne nel Turismo" Il Club offre una sistemazione temporanea alle donne e agli eventuali figli minori che dopo la denuncia, per motivi di sicurezza, non possono far ritorno alla propria abitazione e sono in attesa di una sistemazione protetta a lungo termine. Inoltre, per far fronte all'emergenza, è stato predisposto un "KIT di prima necessità" con indumenti e prodotti per l'igiene personale. 

Filippo Vanni, Ufficiale dei Carabinieri presso il Comando Generale dell’Arma, con la relazione "La genesi del progetto e il suo ruolo nel contrasto alla violenza di genere" ha ricordato, come nel 2014 dall'incontro con il Club di Torino sia nato il progetto di dedicare all'udienza delle donne vittime di violenza un ambiente riservato per  accoglierle confortevolmente nel delicato, difficile e doloroso momento della denuncia. Come Capitano Comandante della Compagnia di Mirafiori sentiva da tempo l'esigenza di disporre di un locale riservato e attrezzato per la registrazione delle denunce raccolte nel modo meno invasivo possibile, evitando la ripetizione e l'interruzione delle deposizioni.Tutto è stato studiato per raggiungere lo scopo:la tinta chiara e fredda delle pareti, l'assenza di segni istituzionali, il colore degli arredi, un tavolo invece della scivania, quadri con soggetti sereni e una dotazione di mezzi di registrazione il più possibile discreti. Consegnare agli  inquirenti un verbale di denuncia corredato da un CD con la registrazione del non detto (postura e comunicazione non verbale) aggiunge informazioni importanti per la Magistratura. Pensando alla legislazione vigente, il Disegno di legge «Codice rosso antiviolenza» potrebbe essere un'opportunità per proporre alcune modifiche normative:-384-bis c.p.p. Allontanamento d’urgenza dalla casa familiare;-modifica al Codice leggi antimafia, introducendo gli indagati per Maltrattamenti tra i destinatari delle misure di prevenzione. Quindi il Colonnello Vanni ha espresso la propria riconoscenza al Club di Torino per aver contribuito alla realizzazione di questo suo desiderio e la propria soddisfazione per aver collaborato all'estensione del progetto a livello nazionale. il Colonnello ha concluso riportando la dolorosa testimonianza di una vittima di violenza e   le significative parole della poetessa Nizzar Qabbani:«…Se avessi saputo che il mare era così profondo…Non avrei navigato. Se avessi saputo quale sarebbe stata la mia fine…Non avrei iniziato».

 

Leila Picco, Past Presidente dell’Unione italiana del Soroptimist International, con la relazione " Una stanza tutta per sé nelle Caserme italiane" ha ricordato come da torinese il progetto "una stanza tutta per sé" sia diventato nazionale durante la propria presidenza. Non è stato facile, ma grazie al Col.Vanni passando per i diversi livelli gerarchici si è arrivati al Comando Generale dell'Arma con il quale è stato siglato un protocollo che ha permesso di realizzare le stanze in Stazioni e Comandi provinciali dei Carabinieri presenti su tutto il territorio nazionale. A queste se ne sono aggiunte altre presso Questure e Comandi di Polizie Municipali. Attualmente le stanze sono 120, ma le realizzazioni continuano. È motivo d'orgoglio che altre Associazioni e Istituzioni abbiano seguito l'esempio del Soroptimist incrementandone il numero.Le stanze rispondono a precisi criteri suggeriti dall'esperienza del Col. Vanni, come lui stesso ha già illustrato; a volte è stato necessario intervenire perchè queste linee guida fossero rispettate e le stanze mantenessero i requisiti indicati. Un passo successivo è costituito dalla "stanza tutta per sé portatile": una valigetta con attrezzatura informatica per raccogliere le denunce nei casi in cui la donna non possa recarsi in caserma o per le realtà più piccole che non dispongono di un locale da dedicare allo scopo. Le stanze, pur rispondendo ai criteri suggeriti, sono tutte diverse nell'arredamento com'è evidente dalla selezione di fotografie che scorrono sullo schermo: ciò dipende dalla dimensione e forma dei locali disponibili. È quasi sempre presente un angolo dedicato ai bambini che spesso le donne portano con sé. Una mappa interattiva, consultabile nel sito Web del Soroptimist e in quello del Comando Generale dell'Arma, permette di visualizzare e localizzare le stanze presenti sul territorio nazionale con indicazioni per raggiungele. La mappa è in continuo aggiornamento man mano che si aggiungono nuove realizzazioni; è uno strumento importante che rende più facilmente fruibili le stanze stesse che dobbiamo continuare a far conoscere perchè le donne ormai le richiedono. A prova della loro validità si segnala che la precedente Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio l'ha inserita nella propria relazione indicandola come strumento di freno del femminicidio. È quindi motivo di orgoglio per tutte le Socie del Soroptimist d'Italia che, autofinanziandosi e impegnandosi direttamente,hanno raggiunto questi risultati. 

Dionigi Tibone, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, sviluppando il tema "Il ruolo del gruppo fasce deboli presso la Procura della Repubblica di Torino", ha messo in luce le procedure delle indagini conseguenti alla denuncia e la loro delicatezza nella ricerca della verità. Lo stress fortissimo, conseguente alla violenza subita, si ripercuote sulla memoria: la donna può omettere particolari importanti e la sua attendibilità essere indebolita da omissioni per nascondere propri comportamenti scorretti o per i legami affettivi con l'autore del reato. Occorre una specializzazione che si matura solo con l'esperienza sul campo per evitare la vittimizzazione secondaria e prendere le giuste misure di sicurezza necessarie caso per caso. Tuttavia, le numerose denunce (quasi 4.000/anno solo a Torino), la scarsezza degli organici e l'avvicendamento dei Magistrati a cadenza decennale, spiegano le difficoltà nell'essere tempestivi.La legge denominata "Codice rosso" prevede tra l'altro l'audizione della vittima entro 3 giorni, pena sanzioni disciplinari e risarcimento danni, ma essendo la norma realisticamente inattuabile e per certi versi inopportuna, porterà  verso la disciplina difensiva con la conseguente mancanza di Magistrati per le fasce deboli, già materia poco ambita in Procura per il grande carico di lavoro e il poco lustro che ne deriva.I reati di violenza domestica e di genere, pur trasversali ad ogni ambiente e ceto sociale, sono tuttavia più frequenti  in condizione di povertà economica, sociale e culturale. Le donne devono essere consapevoli del dovere della denuncia per tutelare i figli che assistono alle violenze, ne assorbono il linguaggio e tenderanno a ripetere tale modello di comportamento; inoltre in ambiente domestico è difficile ottenere testimonianze. 

Valeria Valente, Presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, ha affrontato il tema: "Rete di protezione e presa in carico in un clima che cambia". Essere vittima di violenza dal partner amato e padre dei propri figli costituisce per la donna un fallimento traumatico che spiega la difficoltà a denunciare. Femminicidi e violenza di genere sono in aumento, nonostante gli omicidi in totale siano in calo; il fenomeno affonda le sue radici nella discriminazione di genere che è un problema culturale difficile da superare nonostante i passi avanti fatti nella legislazione a partire dalle legislature precedenti come le legge sullo Stalking e la ratifica del Trattato di Istanbul a tutela degli orfani di femminicidio. Tuttavia molte sono ancora le integrazioni e le variazioni da apportare nelle leggi attualmente  all'attenzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e violenza di genere. Per quanto riguarda il Codice Rosso di cui il Magistrato ha già evidenziato alcune criticità, occorre constatare che interviene a violenza avvenuta solo con aggravamento delle pene. È più semplice e meno costoso modificare in senso punitivo norme già esistenti piuttosto che affrontare il tema della prevenzione. Progetti come quello delle stanze sono esperienze pilota e d'avanguardia che però devono essere sostenute dalla formazione degli operatori; la repressione non può essere l'unico contrasto alla violenza di genere. La Convenzione di Istanbul prevede che si lavori seguendo le 4 P: Punizione (pene adeguate ed eseguite), Politiche (raccolta e lettura dati per monitorare il fenomeno violenza), Protezione (la vittima dopo la violenza non può essere lasciata sola), Prevenzione (combattere gli stereotipi nei libri di testo e nei media,lotta al linguaggio discriminante, formazione degli operatori, educazione al rispetto della differenza, ...) Le donne devono difendere i diritti e le libertà conquistate alleandosi con gli uomini illuminati che hanno compreso che la civiltà di un paese si misura sulla difesa della pari dignità della donna.

Alberto Riccadonna, nel chiudere i lavori, ha auspicato che la stampa porti a conoscenza dei lettori quanto si stia facendo di positivo nel contrasto alla violenza di genere e a sostegno delle vittime, come l'esistenza delle aule d'ascolto protetto realizzate dall'Unione Italiana del Soroptimist International con il progetto "una stanza tutta per sé".

 

 

 

 





PROGETTO

Diritti umani per tutti - I diritti dei minori

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