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Giraffa o sciacallo.

Analisi degli stili di comunicazione.

TAG: ,conferenza, violenza sulle donne, comunicazione, conviviale

Violenza sulle donne. Se ne è parlato il 10 aprile alle 19 a Jesi, nell’ambito dell’evento organizzato dal Soroptimist presso la Sala del Lampadario del Circolo Cittadino, al quale ha fatto seguito la serata conviviale, “Giraffa o sciacallo, analisi degli stili di comunicazione” è stato il titolo della relazione tenuta dall’avvocato Cristina Perozzi, referente del tavolo antiviolenza presso il Comitato Regionale Marche della Croce Rossa Italiana. Numeroso il pubblico, salutato in apertura lavori dalla presidente del Soroptimist di Jesi, Francesca Beolchini.

La comunicazione non violenta è anche chiamata Linguaggio Giraffa, perché utilizza questo animale come suo simbolo in contrapposizione allo sciacallo, in rappresentanza di quella parte dei sentimenti che allontanano dai bisogni altrui.  I dati parlano chiaro: al mondo, la violenza è la decima causa di morte per le donne dai 15 ai 44 anni e solo in Italia la subiscono un milione e 150mila donne ogni anno.

“Nella quasi totalità dei casi - ha spiegato l’avv. Perozzi - le violenze non sono nemmeno denunciate e i partner sono i responsabili nella maggior parte delle volte”. Infatti, il 70% degli stupri è opera di questi ultimi e le violenze domestiche, gravi e ripetute, sono considerate reati, dalle donne che le subiscono, solo nel 18% dei casi.

“Il fenomeno, che è trasversale - ha aggiunto la relatrice- e coinvolge soggetti di qualsiasi classe sociale, stenta ad imporsi per la sua gravità, con il persistere di una sua visione distorta. Basti pensare all’idea, prevalente tra gli uomini, che la loro violenza possa addirittura essere colpa delle donne stesse”.

E che cosa dire quando le donne fanno proprio il pensiero, prevalentemente maschile, trasformandosi nel peggior accusatore del genere femminile?

Particolare stupore ed interesse ha inoltre suscitato il quadro, tracciato dall’avv. Perozzi, sul linguaggio della comunicazione pubblicitaria, che offre spesso dei modelli sbagliati, capaci “di dare della donna l’immagine di un oggetto”. L’evento, seguito dalla conviviale, segna ulteriormente il percorso intrapreso dal Soroptimist jesino, teso a coniugare cultura e consapevolezza del ruolo e della condizione

della donna. La cronaca e gli studi dimostrano quanta strada ci sia ancora da fare, soprattutto per l'educazione al rispetto tra le giovani generazioni e per abbandonare atteggiamenti, purtroppo diffusi, che portano le donne a contrapposizioni forti anziché ad alleanze costruttive tra loro, così che la società possa davvero dirsi civile.





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