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L'Ospedale Maggiore della Carità di Novara...

...una storia infinita

Serata incentrata sul futuro della sanità novarese, quella di giovedì 7 febbraio, presso il Club Unione, grazie alla relazione del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità di Novara, Dott. Mario Minola, "L’Ospedale Maggiore della Carità di Novara: una storia infinita".

Il Maggiore, ad oggi, rappresenta il secondo ospedale del Piemonte, caratterizzandosi come centro clinico di quadrante e polo di ricerca universitaria e sperimentazione robotica d'avanguardia.

Partendo da note storiche, Minola ha introdotto gli ascoltatori in quello che sarà, a breve, il nuovo ospedale cittadino.

L'Ospedale Maggiore della Carità e delle Opere Pie che rappresenta per tutti i novaresi, oltre che un presidio di cura, anche una realtà, quasi, affettiva, ebbe nobili natali, essendo sorto su prescrizione di una Bolla Papale emessa da Sisto IV, nel 1482.

Sin dal suo sorgere, ebbe come marchio o logo (come si suole indicare, ora), una raffigurazione della Carità, derivante dal fatto che, da sempre, fu sostenuto grazie alle elargizioni di nobili e facoltosi novaresi. Sede di parrocchia, ancor oggi, nella Chiesa di San Michele vengono celebrate messe dedicate agli ancora numerosi benefattori.

La sede attuale dell'ospedale fu progettata, nel 1643, durante il governo spagnolo della città di Novara, dall'architetto Gian Francesco Soliva che accentrò la struttura, all'interno delle mura cittadine (in origine, la sede era decentrata), come da consuetudine ispanica.

Il primo progetto di riordino dell'ospedale risale al 1864 e fu affidato ad Alessandro Antonelli ma i lavori si interruppero presto ed, a oggi, rimane solo la struttura che ospita il reparto di traumatologia, col tipico colonnato a testimoniare l'opera del progettista, fra l'altro, della Mole di Torino e della cittadina, Cupola di san Gaudenzio.

Già nel 1908 fu bandito un concorso per la costruzione di un nuovo ospedale, denominato progetto “Aria e luce”. Si iniziò a costruire una prima parte in Via Piazza d'Armi ma, a seguito degli eventi bellici in corso (guerre coloniali, prima e prima guerra mondiale, poi) si interruppe la costruzione per carenza di fondi.

Il progetto “Aria e luce” fu accantonato. Negli anni '30, del secolo scorso, si progettò e realizzò la costruzione degli attuali padiglioni che, nel corso degli anni sessanta, furono rialzati agli attuali quattro piani.

Il 1997 è un anno importante per la storia dell'Ospedale Maggiore di Novara, in quanto, a seguito della fondazione dell'Università Tripolare del Piemonte Orientale (UPO), viene deliberata l'apertura della Facoltà di Medicina e Chirurgia a Novara.

Da allora, gli spazi iniziarono ad essere decisamente insufficienti per garantire sia l'aspetto clinico che quello universitario di ricerca.

Dal 2008, il Maggiore si trasforma in Azienda, dislocata in tre sedi: Ospedale Maggiore, Struttura di Via Piazza d'Armi ed Ospedale, San Rocco di Galliate.

Attualmente, il Maggiore si caratterizza come ospedale di quadrante: offre 711 posti letto; 104 sono gli ambulatori specialistici; 21.768 i ricoveri annui; 1456 gli accessi al DEA (medicina e chirurgia d'accettazione ed urgenza); 2800 unità di forza lavoro fra dipendenti e collaboratori stabili.

I numeri sono importanti e stanno a confermare la necessità di nuovi spazi per garantire le prestazioni d'eccellenza che il nosocomio novarese è, già oggi, in grado di offrire.

Infatti, il Maggiore si configura come qualificato centro di cura in ambito pediatrico, con specifiche camerette oncologiche ed un eccellente terapia intensiva neonatale. E', inoltre, centro di studio europeo per la sclerosi laterale amiotrofica e centro di senologia, entrambi diretti da donne (Dott.ssa Mazzini e Dott.ssa Gambaro).

Recentemente, ha fatto la sua comparsa, in sala operatoria, il robot Da Vinci, in grado di eseguire sofisticati interventi, soprattutto in ambito ginecologica e renale, con impercettibili margini di errore.

Altra eccellenza, in ambito neurochirurgico, un neuronavigatore di nuova generazione che consente di mappare le sezioni di cervello su cui occorre intervenire.

Da rimarcare anche la siglatura di una recente collaborazione internazionale con la Cina, precisamente col Sichuan Cancer Hospital di Chengdu.

Nel futuro immediato dell'Ospedale Maggiore, il cambiamento di sede.

Il progetto prevede l'ubicazione in zona leggermente più periferica, con ingresso principale dalla tangenziale sud, atto a favorire i pazienti afferenti da fuori città. Ricordiamo che si tratterà, ancora, di Ospedale di quadrante.

Tre nuclei a due piani, fuori terra più due interrati, con una struttura ad elle oltre ad una circolare, staccata, tutta dedicata ai bambini.

Immerso nel verde, occuperà un'area di 172.000 metri quadrati.

I posti letto resteranno numericamente invariati con una, quasi totalità, di camere singole (con eventuale posto letto per un familiare o assistente), collegate con sistemi wifi.

Al di là dell'ampliamento degli spazi e delle nuove concezioni architettoniche, ciò che segnerà la differenza, in modo significativo, sarà la struttura organizzativa di funzionamento (cambiamento già in corso ma limitato proprio dal contesto architettonico, sviluppato “a padiglioni” separati) che prevederà la presa in cura del paziente da staff specialistici, dialoganti fra di loro, non più racchiusi in divisioni, quasi monadi, isolate.

L'approccio clinico sarà, tendenzialmente, olistico con equipes interdisciplinari e non più divise per discipline mediche.

Un approccio globale in cui i pazienti saranno suddivisi in bassa, media ed alta intensità, ovvero in base ai bisogni di cura e relative prestazioni.

Innovazione, dunque, non solo nelle mura ma nella filosofia della presa in carico, dal momento dell'accettazione a quello della dimissione, sempre privilegiando, laddove possibile, le prestazioni a domicilio.

Si auspica di vedere in funzione il “nuovo” Ospedale Maggiore, fra circa un quinquennio.

Silvia Ruspa, Corrispondente Notiziario





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