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La relazione violenta

TAG: ,violenza sulle donne

Giovedì 7 marzo, presso il Club Unione, si è tenuto l'Interclub fra Soroptimist Club Novara e Kiwanis Monterosa.

Relatrice, la Dott.ssa Giuliana Ziliotto, psicologa e psicoterapeuta, Dirigente presso la Struttura di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità di Novara, che ha intrattenuto i partecipanti con un intervento incentrato sulla “Relazione violenta”.

Nel suo saluto, la Prefetta ha ribadito il ruolo fondamentale svolto dalle donne nella società come soggetti propulsivi di qualificata forza lavoro, creatività e sensibilità, senza trascurare la parte di impegno “intra moenia”, familiare, ovvero il lavoro di cura che la donna svolge, da sempre, nei confronti dei propri figli, genitori e di tutti i soggetti bisognosi di cure ed attenzioni particolari.

La serata è, quindi, proseguita con la relazione della Dott.ssa Ziliotto, Dirigente dapprima presso la Struttura di Neuropsichiatria Infantile e successivamente presso la Struttura di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità di Novara. Attualmente, anche supervisore degli educatori Professionali del Comune di Novara, nell'area dei Servizi territoriali per minori, in relazione alla loro attività su gruppi di adolescenti.

La premessa è che incontrare la violenza (subita ed agita) equivale ad incontrare non sensi e sanare ferite che, pur rimarginandosi, lasceranno cicatrici indelebili.

Incontrare la violenza, suscita, inoltre, rabbia, provoca dolore e senso di impotenza anche negli operatori psicosociali. Da qui, la necessità di interventi regolari di supervisione ed il sostegno di una rete, a maglie fitte.

Ziliotto sostiene che non si tratta di un'ondata emergenziale ma di un fatto strutturale che resta costante, nel tempo.

Sicuramente, il repentino cambiamento del tessuto sociale determina diverse modalità di creare relazioni. Inoltre, ogni epoca presenta forme peculiari di sofferenze psichiche. Nell'Ottocento, la patologia più diffusa fu l'isteria.

Oggi, vi è una pandemia di malattie da dipendenza che si manifestano tramite disturbi comportamentali, alimentari, dipendenze da gioco, alcol, sostanze stupefacenti.

In concreto, ci si appoggia a qualcosa di esterno per debellare malesseri interiori.

Questi disturbi si riversano anche nelle relazioni ed, in particolare, in quelle affettive, di coppia.

Del resto, si potrebbe citare Platone quando sostiene che “l'Eros comporta una seria malattia mentale tale da togliere il sonno ed oscurare la ragione e, con essa, la virtù ed il bene”.

Senza voler scomodare la filosofia, tutti abbiamo sperimentato come, per amare, sia necessario comunicare il proprio desiderio, la propria passione. Ciò determina, naturalmente, un sentimento di fiducia. Ci si deve fidare ma non affidare ed il confine è sottilissimo. La scelta deve essere spontanea e libera, non deve esistere prevaricazione di un membro sull'altro. Ci deve essere una proposta ed un conseguente libero recepimento della profferta.

L'essere umano è certamente esposto alle influenze esterne e Ziliotto si sofferma su alcuni segnali, estremamente violenti, racchiusi in vari spot pubblicitari.

L'aggressività è un dato pulsionale conseguente ad un ambiente frustrante o vissuto come tale che, a volte, si esplicita in aggressioni in cui la violenza perpetrata acquisisce la funzione di una corazza egosintonica della propria debolezza.

Tipica delle donne colpite da violenze da parte del partner, è l'ambivalenza della condotta. La donna denuncia ma, poi, ritratta e giustifica. Questo perché, in una coppia in cui vengano agiti atteggiamenti violenti da parte di uno dei membri sull'altro, si sviluppano meccanismi di difesa.

Nel ciclo della violenza (abuso; pacificazione; nuovo abuso, con intensità sempre maggiore, pacificazione, all'infinito), la vittima tende a divenire come il suo aggressore desidera che diventi.

Altro tipico meccanismo di difesa è l'identificazione col proprio aggressore, diffuso nei minorenni, in base al quale il bullizzato diventa bullizzante, l'abusato, abusante.

La violenza è non solo fisica ma anche verbale, psicologica, economica.

Una relazione violenta si configura come un rapporto fra due elementi fragili, con scarsi livelli di autostima.

E’ evidente che in una società liquida, come sostenuto a livello sociologico da Bauman, che rasenta l'impalpabilità dello stato gassoso, la ricerca di punti d'appoggio, con sviluppo di stili di attaccamento, malati, è statisticamente molto elevata.

Occorre, quindi, dare senso e significato a sintomi che non appaiono immediatamente legati a condotte violente e, mobilitare forze ed energie pubbliche e private per creare reti territoriali. Dette reti contro la violenza debbono essere composte da Istituzioni locali; assistenti sociali; operatori della Sanità; scuole; magistratura ed avvocatura; forze dell'ordine e, non ultimi, i mezzi di informazione e le reti sociali che debbono essere in grado di svolgere una vera funzione informativa, scevra da strumentalizzazioni autoreferenziali.

Silvia Ruspa, Corrispondente Notiziario





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