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Si parla di cuore

Medicina di genere - La patologia cardiovascolare nelle donne

Conferenza alla presenza dell apresidente del Soroptimist International Culb di Bari Mariantonietta Paradiso, della dott.ssa Anna Maria Moretti, Presidente Nazionale Gruppo Italiano Salute e Genere, del dott. Carlo D'Agostino, Direttore UOC di Cardiologia Ospedaliera Azienda Policlinico di Bari, della dott. ssa Liliana Dell'Osso, Direttore della Clinica Universitaria Psichiatrica di Pisa. Moderatrice prof.ssa Danila De Vito, Professore Ordinario di Igiene dell'Università Aldo Moro di Bari.

IL GENERE FA LA DIFFERENZA
Il Genere nella Medicina. Gli uomini e le donne colpiti dalle stesse malattie presentano differenze nella frequenza, nelle manifestazioni cliniche, nella sintomatologia e gravità, nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci. Con questa affermazione Annamaria Moretti, presidente nazionale GISEG (Gruppo Italiano Salute e Genere) ha aperto la conferenza ‘Si Parla di Cuore’ organizzata dal Soroptimist International Club di Barie dalla sua presidente Maria Antonietta Paradiso, secondo il progetto  nazionale del Soroptimist International Club d’Italia da tempo impegnato ad informare un più vasto pubblico sulla medicina di genere. Ha introdotto e moderato la socia Soroptimist Danila De Vito, ordinario di Igiene dell’Università di Bari.
(  Di cosa si tratta è concetto ormai acquisito. Già dal 2009 l’OMS riconosce il genere come uno dei determinanti fondamentali di salute e con il Report ‘Donne e Salute’ dimostra come dimenticare la specificità della donna porti a conseguenze negative significative. )In Italia già nel 1998 i Ministeri per le Pari Opportunità e della Salute avviarono il progetto ’Una salute a misura di donna’ ma è solo del 2018 la legge e il decreto attuativo  formulato dall’Istituto Superiore della Sanità, in collaborazione con un tavolo tecnico di cui ha fatto parte la presidente Moretti che ne ha spiegato iter e finalità: fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per la diffusione della Medicina di Genere a livello nazionale, regionale e locale, implementando indicatori di percorsi sanitari, ricerca, formazione e comunicazione. La Moretti ha potuto sperimentare nel suo percorso professionale di pneumologa come uguali patologie evidenzino differenze notevoli dal punto di vista clinico e radiologico, a seconda che colpiscano  pazienti di sesso maschile o femminile, sia in ambiti di malattie croniche come le broncopatie che nei casi di tumori e fibrosi polmonari, queste ultime più frequenti nelle donne. Altrettanto diversa è la risposta ai farmaci, dato il diverso metabolismo tra i due sessi. Così nelle pazienti affette da tumore le terapie biologiche funzionano meglio che negli uomini. Ma al di là delle tante altre differenze relative al sesso (le donne vivono più a lungo degli uomini, ma con un maggiore carico di patologie), la Moretti invita a non trascurare altri indicatori che al momento ‘I Piani della Salute’ nazionali e regionali non analizzano: le differenze socio-economiche e culturali che incidono sullo stato di cura, di salute e di malattia.
Dello stesso tenore l’intervento Del prof. Carlo D’Agostino,direttore U.O.C, Cardiologia Ospedaliera del Policlinico di Bari. L’infarto, ad esempio, non si presenta con il solito dolore al braccio e alla mandibola nelle donne che poi sono portate a trascurare e sottovalutarne  i sintomi, pur quando sono evidenti, sia perché più abituate al dolore, sia perché tese ai bisogni della famiglia. Inoltre, esse accedono con più difficoltà all’angioplastica, le loro coronarie e le vene sono più strette e questo crea problemi sia per l’inserimento di stent che per l’applicazione del pace maker perché strumenti e farmaci sono sempre stati testati sui maschi. Eppure le patologie cardiologiche sono prima causa di morte nelle donne che tuttavia non ne hanno la percezione. Ancora per una questione di sottovalutazione, le donne arrivano tardi all’intervento e per l’età con un carico di malattie invalidanti (diabete, osteoporosi, ecc.). La Sanità purtroppo ha ignorato a lungo il problema, prevenzione e approntato i mezzi adeguati per farvi fronte per cui è necessaria una riorganizzazione del sistema sanitario.  
Delle differenze in campo psichiatrico ha parlato Liliana Dell’Osso, ordinario di Psichiatria all’Università di Pisa e Presidente del collegio dei Professori Ordinari di Psichiatria Italiani. Tra gli esempi, la fobia sociale che con forme di timidezza estrema si sviluppa e manifesta in modo diverso. La donna tenderà a rinchiudersi in casa a fare la casalinga pur di non esporsi a situazioni sociali e ricorrerà molto tardi all’aiuto del medico, quando magari sarà caduta nell’alcoolismo, mentre l’uomo, dovendo lavorare, quell’aiuto lo cercherà prima che cada preda di sostanze psicostimolanti o di cannabinoidi. Per quanto riguarda la violenza sessuale, per stare sull’attualità, le donne che la subiscono tendono a cronicizzare  il malessere che ne segue con un decorso molto invalidante e meno rispondente ai farmaci, ma continuano a restare col partner perché intolleranti alla solitudine. Quanto agli attacchi di panico, più frequenti nelle donne e più complicato e lungo curare, negli artisti possono sfociare nella creatività. Ne ha parlato la Dell’Osso in uno dei suoi saggi ‘ Il caso Coco Chanel’ (Giunti Editore), in cui dice che l’ eliminazione del corsetto nell’abbigliamento femminile è derivato dagli attacchi di panico di cui la stilista soffriva  che l’ha portata ad evitare ciò che poteva provocare un’oppressione precordiale. Così il taglio dei capelli alla maschietta è stata l’alternativa a tagli e ferite che spesso le pazienti affette dalla patologia si procurano. ( marisa di bello)  





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