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Gli “orfani speciali” e le nuove tutele

di Carla Casalis, avvocata penalista, Club di Novara

Ancora una volta la notizia arriva, dolorosa e brutale: “ …. uccide la moglie e si toglie la vita. La coppia aveva due figli …. “
La tragedia è compiuta, il colpevole si è sottratto a qualsiasi punizione e, dopo qualche giorno, scende il silenzio.
Ma è una tregua destinata a non durare e il dramma si ripresenta: “ … donna muore accoltellata; il compagno, che ha confessato, è già stato portato in carcere … al momento del fatto, il figlio della coppia dormiva nella stanza accanto …”.
Un nuovo omicidio, l’ennesimo, tra le mura domestiche: si aggiunge un altro nome al lungo elenco delle vittime e si confida che il colpevole, questa volta, sia assicurato alla giustizia.
E poi?
La cronaca, abitualmente si ferma qui; non parla di cosa avviene, “dopo”, di tutti i bambini e bambine, adolescenti, ragazzi, che si trovano improvvisamente senza madre, brutalmente uccisa, e senza padre, morto a sua volta, o rinchiuso in carcere.
Sono le “vittime più vittime” di quella tragedia sociale che è il femminicidio; tragedia destinata, sembra, a non finire mai e che, secondo le stime, ha provocato, in Italia, dal 2000 ad oggi, oltre 1600 orfani, di cui 417 solo nel corso degli ultimi tre anni.
Su questi orfani, per molto tempo, è calato il più assoluto silenzio.
Il dramma che vivono, che cambia radicalmente e per sempre la loro vita, non è facilmente immaginabile; forse è paragonabile, in parte, solo allo sconvolgimento che deriva ad un essere umano da eventi catastrofici come una guerra, o un terremoto.
Oltre al dolore per il lutto, di per sé devastante, soprattutto in giovane età, i “figli del femminicidio” devono affrontare una serie di altre sofferenze, esista o meno una rete parentale disponibile ad accoglierli : non possono restare nella loro casa, talvolta devono cambiare scuola, amici, abitudini, città; improvvisamente si trovano catapultati in una realtà completamente sconosciuta.
Quasi sempre, risulta per loro difficile comprendere quanto è accaduto e acquisire consapevolezza della irreversibilità della morte.
Se, poi, hanno assistito all’uccisione della madre per mano del padre, l’impatto del trauma presenta aspetti ancora più tragici. Proviamo ad immaginare cosa significhi sentirsi, contemporaneamente, figli della vittima e figli dell’assassino…
Questi orfani non possono e non devono restare nell’ombra, occorre prestare loro attenzione, perché sono “speciali”, afferma Anna Costanza Baldry, che aggiunge : “ I loro bisogni sono speciali, la loro condizione psicologica è speciale, così come i loro destini sono speciali “.
Tale “unicità” rende complesso e oneroso sotto vari profili, non ultimo quello economico, il percorso di chi deve dare loro sostegno.
Non è per nulla scontato, infatti, che chi è deputato alla tutela (nonni, zii, famiglie affidatarie, operatori sociali) possieda capacità, competenze e risorse adeguate.
Negli ultimi tempi, voci autorevoli si sono alzate ad invocare interventi legislativi volti a prevedere nuovi e più efficaci strumenti per rendere meno difficile la vita non solo degli orfani, ma anche delle persone che se ne prendono cura.
Di recente, dal nostro Parlamento la risposta è arrivata.
In data 21 dicembre 2017, il Senato ha approvato il disegno di legge, già licenziato nel marzo scorso dalla Camera, dal titolo: “Modifiche al codice civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici”.
L’approvazione finale è stata pressoché unanime, con 165 voti a favore, 5 contrari ed un solo astenuto, benché, nel corso dei lavori, non siano mancate discussioni accese e sofferte.
Si tratta di un provvedimento importante, che introduce principi fondamentali di civiltà a tutela dei più deboli; va precisato, peraltro, che, come si comprende dal titolo, non è rivolto unicamente alla categoria dei “figli dei femminicidi”.
L’art. 1, infatti, parla di “figli minori o maggiorenni non autosufficienti rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso in danno dello stesso genitore dal coniuge, anche se separato o divorziato, dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’ unione civile è cessata, o dalla persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza…”.
Dunque, secondo le nuove disposizioni, tutti questi orfani meritano pari tutela e a tutti deve essere estesa, in primo luogo, la possibilità di usufruire del patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito di regola previsti, in ogni procedimento penale o civile derivante dal reato che li vede coinvolti.
Tra le novità introdotte dal disegno di legge, significativa è quella che prevede l’obbligo, per il Pubblico Ministero che procede per l’omicidio, di richiedere il sequestro conservativo dei beni della persona imputata, a garanzia del risarcimento dei danni civili subiti dalle vittime.
Inoltre, al fine di evitare il ripetersi di situazioni aberranti, quali quelle avvenute talvolta in passato, si stabilisce che, nei confronti dell’indagato per il quale è chiesto il rinvio a giudizio per omicidio, venga sospeso il diritto alla pensione di reversibilità. Durante tale periodo, la pensione, senza obbligo di restituzione, è percepita dai figli della vittima.
Per gli autori di omicidio volontario consumato o tentato, se interviene sentenza di condanna o di patteggiamento, è prevista l’ indegnità a succedere, che deve essere dichiarata direttamente dal giudice in sede penale, senza necessità di ricorrere ad una autonoma azione civile da parte degli eredi.
Di particolare rilievo, poi, è la disposizione contenuta all’art. 9 : ai figli delle vittime è assicurata un’assistenza gratuita di tipo medico-psicologico fino al pieno recupero del loro equilibrio, con esenzione dalla relativa spesa sanitaria e farmaceutica.
E’ evidente che le nuove norme, per una corretta ed effettiva attuazione, richiedono il reperimento di adeguate risorse economiche; a tal fine, si è previsto che, già a partire dal 2017, il fondo per le vittime di mafia, usura e reati intenzionali violenti venga esteso anche agli orfani di crimini domestici, con un apposita dotazione aggiuntiva di 2 milioni di euro all’anno per borse di studio e reinserimento lavorativo.
Da ultimo va ricordata, quale segno di una rinnovata e più attenta sensibilità verso gli orfani di crimini domestici, la possibilità loro riconosciuta, nel disegno di legge, di chiedere la modifica del proprio cognome, qualora coincida con quello del genitore condannato in via definitiva.
Il quadro delle nuove tutele, ora delineato in via estremamente sintetica, ha suscitato un generale consenso, ma anche non poche critiche.
E’ già stato osservato, ad esempio, che resta escluso dai benefici introdotti l’orfano di entrambi i genitori, uccisi da un rapinatore. Non meriterebbe, forse, uguale trattamento ?
Ed, ancora, si nutrono serie perplessità sulla adeguatezza dei finanziamenti che si prevede vengano stanziati. Cosa, concretamente, si potrà fare ?
E’ indubbio, ogni legge può essere integrata, modificata, perfezionata, ma oggi dobbiamo riconoscere che quei bambini e bambine, adolescenti, ragazzi hanno qualche diritto in più.





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