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Il futuro dell’acqua e le donne

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L’oro blu in Africa

Buonasera a tutte.

Devo riconoscere che non era mia intenzione questa sera, nella quale celebriamo, anche se anticipata di cinque giorni, la giornata dell’amicizia, che cade nell’anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani, di prendere la parola. Dopo una breve riflessione, nella quale ho riscontrato che dal luglio 2010 l’accesso all’acqua potabile è entrato a far parte ufficialmente della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, si è fatta largo in me l’idea che una chiacchierata e sottolineo una chiacchierata su “Il futuro dell’acqua e le donne: l’oro blu in Africa”, non avrebbe turbato lo svolgimento di questa bellissima giornata. L’acqua, com’è noto, è elemento essenziale della vita umana per cui è necessario avere la consapevolezza che il futuro dell’umanità dipenderà molto dall’uso che ne sarà fatto e che ne faranno soprattutto le donne, la cui vita, come si dirà, ne è fortemente condizionata. Da qualche tempo la questione dell’acqua è nell’agenda di governanti, di istituzioni, di think thank e soprattutto della società civile. Sono in molti, infatti, a credere che il XXI secolo sarà un secolo contrassegnato dalle guerre per l’acqua o come oramai spesso si legge o si sente dire dalle guerre per l’oro blu. Quanto oramai fondamentale sia il tema delle risorse idriche, si intuisce anche dai due forum internazionali ospitati questo anno in Italia. Il primo a Milano dal 27 al 28 settembre su “Regole per l’acqua regole per la vita”, dove si è discusso dell'approvvigionamento di acqua e spreco, di acqua e agricoltura, di acqua e energia e infine di acqua e donne; il secondo svoltosi a Roma dal 23 al 25 ottobre 2017 su “Acqua e Clima. I grandi Fiumi del Mondo a confronto”, il cui tema centrale delle tre giornate di interventi è stato quello della questione di un’efficace governance delle risorse idriche. Si prevede, infatti, che entro il 2030, causa anche l’incalzare del cambiamento climatico, che rende le aree secche sempre più secche e quelle umide sempre più umide, la risorsa acqua oggi disponibile subirà una notevole riduzione del 40%.

In seguito ritornerò sia pur fugacemente sul forum di Milano. 

L’allarme che è stato lanciato per la risorsa idrica non è un allarme, come fino a poco tempo fa si pensava, che aveva come destinatari finali i paesi meno sviluppati o quelle aree geografiche già caratterizzate da problemi d’acqua. Oggi tutti concordano nel sostenere che questa è una questione su scala planetaria, che sebbene con impatto diverso da zone geografiche a zone geografiche, avrà, tuttavia, conseguenze per tutti, tanto uno che degli obiettivi di sviluppo sostenibile, che tutti insieme hanno come scopo finale per il 2030 "no one will be left behind", il n° 6 recita: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie. I traguardi di questo particolare obiettivo sono 6, ma mi limito a ricordare il 6.2 che afferma: 6.2 Ottenere entro il 2030 l'accesso ad impianti sanitari e igienici adeguati ed equi per tutti e porre fine alla defecazione all'aperto, prestando particolare attenzione ai bisogni di donne e bambine e a chi si trova in situazioni di vulnerabilità.

I pochi dati che ora cito possono dare un’idea di quanto grande sia il problema e come esso, nel caso delle donne, rappresenti un momento indispensabile per il miglioramento della loro condizione socio-economca e sul piano dei diritti. Sotto quest’ultimo aspetto si sono fatti passi avanti, ma non sono ancora sufficienti per quanto concerne l’accesso alla terra, la retribuzione, l’accesso alle cure e anche l’accesso all'acqua per fare qualche esempio. Secondo gli analisti di OMS e UNICEF c. 2,1 miliardi di persone, cioè il 30% della popolazione mondiale di acqua potabile 4,5 miliardi, cioè il 60%, non hanno accesso ai servizi igienico sanitari sicuri. Inoltre c. 892 milioni di persone fanno le loro funzioni corporali all’aperto e c. 2 milioni e 200 mila persone muoiono ogni anno per diarrea o per malattie collegate e potrei ovviamente continuare. 

Ho detto prima che, secondo molti esperti, il XXI secolo potrà essere il secolo dei conflitti per l’acqua, come di recente anche Papa Francesco ha ricordato. Cosa potrebbe indurre le persone, gli stati a battersi per l’acqua? In realtà degli eventi che vanno in questa direzione si sono già verificati e bisogna dire che ne accadono sempre di più.
Esistono scontri tra gruppi di persone per l’accesso a un punto di distribuzione, tra allevatori e agricoltori per il controllo delle zone di pascolo e di coltivazione, o tra popolazione e stato per la costruzione di una diga e ancora tra stati confinanti per il controllo della distribuzione delle acque di fiumi condivisi.
Ricordo qualche punto caldo di queste water wars le tensioni sul Giordano, sul Nilo, sull‘Indo, sul Tigri ed Eufrate, sul bacino del Mekong, sul bacino del Lago Chad e potrei continuare dal momento che sono stati computati c. 343 conflitti.
Vorrei ora riallacciarmi a quello che è il titolo di questa mia chiacchierata “Il futuro dell’acqua e le donne: l’oro blu in Africa”, anche se dopo avere detto che è una questione planetaria, qualcuno potrebbe eccepire dimentichi gli uomini?
Chi ha studiato il fenomeno idrico ha constatato che nella questione dell’acqua e non solo ovviamente come ricordato, c’è un gender gap. Il tema fu dibattuto nel corso della Conferenza internazionale su acqua e ambiente di Dublino del 1992, nel corso della quale si fissò il principio: “Le donne rivestono un ruolo centrale nel gestire e salvaguardare le risorse idriche”.
Ora è noto che da sempre le donne sono state impegnate nella raccolta dell’acqua alle sorgenti, tenendo conto della sua disponibilità, della distanza, del tempo, della qualità e dell’uso.
Ciò è accaduto in tutte le parti del mondo ed è ancora oggi accade in Africa, regione del mondo alla quale si limita la mia chiacchierata.
L’Africa si sta confrontando con molte sfide legate all’acqua, che minacciano in molte parti la sopravvivenza della sua popolazione in particolare di donne e bambini. Si pensi solo ai cambiamenti climatici che stanno generando migrazioni di grandi numeri di persone fuori del continente e anche al suo interno.
Quali sono le più immediate conseguenze della mancanza di acqua potabile? Le principali sono senz’altro queste:
1-l’approviggionamento d’acqua, come detto, è quasi sempre compito delle donne e delle ragazze. E’ stato stimato che le prime e le seconde passano gran parte del loro tempo ( la stima è di 16 milioni di ore) per raggiungere i pozzi distanti in media 6km per portare a casa tra i 40 e i 60 litri di acqua in contenitori di capacità tra i 18 e i 25 litri.
Il tragitto e il peso delle taniche oltre a stressare le persone fisicamente spesso è anche rischioso, quando soprattutto viene percorso di notte. In questi casi donne e ragazze talora possono essere oggetto di abusi e di violenza sessuale. Nel caso soprattutto delle ragazze che vanno a prendere l’acqua si registrano altre due conseguenze negative:
a)-la prima l’ abbandono della scuola perché come detto la raccolta di acqua porta via molto tempo;
b)-la seconda è che tutte le volte che le giovani hanno il mestruo non potendo contare su servizi igienici come su assorbenti igienici si assentono da scuola.
Non mi dilungo sulla questione dell’importanza dell’istruzione, che di certo è un tema tante volte dibattuto e come sia necessario che le donne e le bambine siano in grado di apprendere sempre di più, perché possano essere in grado di competere alla pari nel mondo che le circonda.
Devo ancora ricordare che l’acqua è importante quando le donne sono incinte, quando nascono i bambini e dopo e nel caso della menopausa.
2-La mancanza di acqua causa alle donne una maggiore povertà. In Africa, come è noto, in particolare i lavori agricoli sono sulle spalle delle donne. La mancanza di acqua per l’irrigazione delle terre mette le donne africane nell’impossibilità di potere assicurare ai loro ménage familiari cibo sufficiente per una vita sana e attiva, così come impedisce loro di ottenere un gruzzoletto ricavato dalla vendita dei prodotti agricoli. Somma che nella maggior parte dei casi le donne africane destinano all’istruzione dei figli.
3. Un’altra conseguenza è che oltre a causare in molti casi insicurezza alimentare, la mancanza di acqua genera anche malnutrizione.
4-Un altro effetto negativo legato alla mancanza di acqua potabile, è l’insicurezza sanitaria. Ho accennato che milioni di persone soffrono di malattie legate ad acqua contaminata. Le morti generate da diarrea, tifo, malaria colpiscono le persone più deboli della società, che sono oltre gli anziani, le donne e i bambini. Il venir meno di un numero così alto di braccia è poi un costo per la sanità, che, come si sa, molti stati africani hanno grandi difficoltà a sostenere, infine esso si traduce anche in una perdita notevole di forza lavoro.
Ho accennato alla povertà, vorrei aggiungere ancora qualcosa.
Le donne che vivono in povertà fanno maggiore fatica ad intervenire nelle politiche dell’acqua e a godere di uno sviluppo economico Le donne povere sono poco coinvolte in questioni legate alla gestione dell’acqua, cosa che soprattutto nei paesi in via di sviluppo resta una battaglia da vincere, modificando l’approccio da top a down da down a top, sì da arrivare anche in questo settore ad un empowerment delle donne, dal momento che sono le donne, come detto, i principali attori in moltissime attività nel continente africano, mentre invece sono riconosciute loro capacità marginali, spesso non retribuite e beneficiano di pochissime posizioni apicali proprio nella questione delle risorse idriche.
Ho detto prima che sarei ritornata sul Forum internazionale “Regole per l’acqua regole per la vita”, perché mi sembra giusto dire qualcosa di più sul focus acqua e donne.
Negli interventi che si sono susseguiti nel corso della due giorni, è stato evidenziato quale sia il lavoro delle donne nella gestione di tale risorsa e come si debba fare ricorso a loro, anche perché costruttrici di pace, Dimostrato che per lo più sono le donne che gestiscono l’acqua.
??Ruolo delle donne che è stato richiamato poi anche nella Dichiarazione Regole dell’acqua, regole per la vita, che al punto 4 sancisce:
L’accesso all’acqua è fattore di ‘empowerment’ delle donne. Le donne hanno un ruolo chiave nella salvaguardia e gestione delle risorse idriche, come stabilito dai Principi di Dublino di cui ricorre quest’anno il 25mo Anniversario. Richiamiamo i Governi a tutti livelli e gli altri decisori al di fuori delle pubbliche amministrazioni a far sì che tali Principi siano realizzati e rispettati, permettendo alle donne di operare per assicurare l’accesso universale alla vitale risorsa dell’acqua e una gestione responsabile delle risorse idriche.
Prima di chiudere, leggendovi la poesia Dear Water scritta da una scolaresca del Kenya, che ci aiuterà a capire perché l’oro blu per gli africani ha un valore molto più alto del metallo o della polvera gialla, desidero ricordare che il Club Napoli, del quale mi onoro di fare parte, nel passato già ha operato in tema dell’acqua, realizzando due progetti e partecipando attivamente ad un convegno.
Il primo dei due progetti è stato realizzato in collaborazione con l’ Università Parthenope nell’ambito del Premio Pax per aquam con l’assegnazione di due borse di studio del valore di €2000 ciascuna nel settembre del 2008 a due studentesse, che avevano studiato il problema della gestione dell’acqua
Il 6 Aprile 2009, nell’ambito del progetto Pax per aquam, la Presidente in carica, Elisa Contaldi Iodice promosse un service in collaborazione con l’allora ARIN e la Soprintendenza ai Beni Culturali, per restituire a Napoli ed ai napoletani la Fontana del Sebeto progettata nel 1600 dal famoso architetto Cosimo Fanzago.
Ricordo, infine, il Convegno internazionale “Civiltà delle acque. Valorizzazione e risparmio della risorsa acqua nell’architettura e nell’ambiente” tenutosi il 23 ottobre 2009 coordinato dalla socia Virginia Cangemi e con una relazione della socia Mariolina Pisani.
Sono giunta davvero alla fine e come ho anticipato chiudo questa chiacchierata con la lettura della poesia Dear Water.
Questa poesia ci fa capire come l’acqua sia stata all’origine di un grande cambiamento nella vita delle ragazze di quella scuola del Kenya, per cui spero che con il mio, con il nostro impegno quel cambiamento possa arrivare anche nella vita di tutte quelle donne e bambine che ancora non l’hanno avuto.
Dear Water
It was hard to get to you.
Waking up at dawn
Buckets on our heads
Donkeys loaded with jerry cans.
Miles we walked
In the scorching heat
To look for you.
Dear Water,

At last you came.
Sweet water
Our backs are rested
The miles are no more
Diseases are gone.
For you are closer to us
Dear Water,
You are such a blessing

Grazie della vostra attenzione, evviva il Soroptimist Day

PUBBLICATO DA:

Laura Sartini

DATA PUBBLICAZIONE:

05 dicembre 2017

PRESIDENZA

Patrizia Salmoiraghi

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