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Incontri di lettura.

“Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio – La resilienza.

TAG: biblioteca, libro, resilienza

Presso la Biblioteca Pittoni, a Tolmezzo, prosegue il ciclo “Lettura in biblioteca e non”. L’iniziativa è curata dalla Presidente Maria Beatrice Polli e dalla socia Bruna Silverio e gli incontri sono aperti al pubblico. A differenza delle scorse edizioni il gruppo sceglie un testo condividendolo a partire da una parola chiave. La condivisione è un aspetto fondamentale perché permette a ciascun partecipante di esprimere riflessioni ed emozioni che quel testo e quell’autore hanno suscitato.

Il 20 febbraio la parola chiave era Resilienza, e il testo “L’arminuta” di Donatella Di Pietrantonio.

-            MOTIVAZIONE dell’INIZIATIVA

“Letture in biblioteca e non..” si pone in continuità con una iniziativa del club nata alcuni anni fa e seguita da una cara amica e socia, rispetto alla quale abbiamo inteso suggerire l’articolazione in una nuova formula.

La valorizzazione della biblioteca, come spazio deputato alla lettura da promuovere a favore delle donne di ogni età ; la creazione di uno spazio di socializzazione e di crescita personale , attraverso la condivisione di contenuti e spunti di riflessione offerti dalla lettura.

La creazione di un gruppo autonomo di persone che hanno il piacere di leggere, e che , colpiti , per diverse ragioni, dalla lettura di un libro o da un autore, intendano condividere le proprie riflessioni e confrontarsi.

“ Biblioteca e non…” pensando alla possibilità di realizzare l’esperienza, nella buona stagione, anche nello spazio aperto di un giardino o di un luogo piacevole e scelto dal gruppo.

La proposta che facciamo prende inizio con le nostre riflessioni tratte da un testo, a partire da una parola chiave, un concetto, che bene intendiamo sia stato rappresentato da un libro.

Per iniziare proponiamo il concetto di resilienza …. emerso nell’“l’Arminuta”.

Vorremmo però proseguire con i suggerimenti dei membri del gruppo , per dare a ciascuno la possibilità di offrire spunti di riflessione nati da una lettura personale particolarmente significativa.

E’ facilmente intuibile che rispetto ad una stessa lettura possano emergere riflessioni diverse, che inevitabilmente vengono sollecitate dalle esperienze di vita, le conoscenze , il mondo interiore di ogni lettore.

Elementi che renderanno più significativo il confronto e l’esplicitazione di pensieri e riflessioni.

Chiuderemo quindi questo incontro con la proposta di un libro da condividere e socializzare nel mese di aprile e maggio.

RESILIENZA: l’AUTRICE

La parola che abbiamo scelto per questa prima  serata è Resilienza, il libro “ L’arminuta”.

Iniziamo con alcune note sull’autrice e sul libro.

Donatella Di Pietrantonio, è una dentista pediatrica, ha cinquantacinque anni ed è di origine abruzzese. Con L’arminuta  vince il  Premio Campiello nel 2017. Esordisce nel 2011 con “ Mia madre è un fiume”, anche questo romanzo è centrato sul rapporto  madre-figlia.

L’arminuta è stato definito dai critici un libro perfetto; per l’autrice la bellezza è  “profondissima concisione” , per lei la  precisione è la scelta delle parole, le parole contano più di tutto.

L’Arminuta …significa “la ritornata” in dialetto abruzzese, nel romanzo la protagonista  viene  sempre chiamata in questo modo.

Narra la storia di una ragazza che negli anni 70 viene restituita ai genitori naturali, dopo essere vissuta per 13 anni con la coppia di genitori adottivi a cui era stata affidata a pochi mesi, così come avveniva spesso nelle famiglie numerose, in particolare al Sud.

“I miei padri erano cugini alla lontana, portavo il loro cognome, nel mese dello svezzamento le due famiglie si erano spartite la mia vita a parole, senza accordi precisi, senza chiedersi quanto avrei pagato la loro vaghezza”.

L’arminuta dunque  si ritrova a passare da una vita borghese - è figlia unica, fa danza, ha le sue amiche - ad una vita  in una famiglia contadina, numerosa , povera culturalmente e socialmente. Viene restituita senza che le sia data una spiegazione, il padre adottivo la riaccompagna e lei scopre a 13 anni di essere figlia di altri genitori e di appartenere ad un’altra famiglia.

Nella famiglia di origine trova  la madre naturale  che viene tratteggiata come una donna semplice , apparentemente anaffettiva,  il padre  “ DAL SUONO estraneo della sua voce ho realizzato che non parlava quasi mai” , i fratelli :

Sergio ,  Vincenzo - maggiore di lei di pochi anni , fa parte di un gruppo  di zingari con cui fa dei furti , muore in un incidente di motorino inseguito dalla polizia- il piccolo Giuseppe  con un ritardo psichico, probabilmente dovuto alla carenza di stimoli ambientali di cui l’arminuta si prende spesso cura -ma soprattutto la Sorella Adriana “ Ci somigliavamo più allora che da adulte ”  che da subito le sta vicino manifestando  un forte e naturale  attaccamento che diverrà complicità e reciproco sostegno  -

VI sono poi altri personaggi : la professoressa Perilli  figura importante che imporrà alla famiglia la  prosecuzione degli studi per l’arminuta, l’amica di città Patrizia e sua  madre, La signora Bice e la figlia…

Solo alla fine del romanzo scopriamo che la sua restituzione è determinata dalla separazione della coppia genitoriale adottiva  e dalla nascita di un  figlio da una relazione extraconiugale della madre. E’ la sorella Adriana che le svela questa verità che nel paese tutti conoscono…L’ arminuta con uno stratagemma , durante il periodo in cui frequenta il liceo in città , ri-incontrerà la madre, Adalgisa, una donna fragile che cerca di colmare i sensi di colpa per l’abbandono con i regali.

Sarà sempre con  Adriana che si  chiuderà il libro, nel ricordo di un pomeriggio d’estate

trascorso al mare con il fratello Vincenzo. 

La Di Pietrantonio dice  : “…. è un romanzo di polarità:  l’arminuta è figlia di due classi sociali diverse - la famiglia borghese, benestante e  la famiglia povera socialmente e culturalmente -  “la madre del mare e la madre del paese” – . Nel testo vi  è un respingimento traumatico. Il lettore prova l’ angoscia di essere precipitato in questo universo, nella povertà, nella promiscuità  . L’autrice sostiene che nel racconto  vi sono alcuni dei suoi ricordi di quando era piccola, non  in senso autobiografico, ma come  una realtà di cui ha sentito parlare  nel piccolo borgo abruzzese dove ha vissuto . Ciò in cui  l’autrice  si riconosce è il  senso dell’abbandono , in senso generale, simbolico,  poiché nessuno è immune dallo sperimentare l’esperienza dell’abbandono , a livelli più o meno profondi.

 

RESILIENZA :Questa è la parola scelta…certo si poteva anche parlare di sorellanza, figlie e madri, ecc 

E’ un termine che deriva dalla  fisica e significa la capacità di un metallo di riprendere la propria forma dopo aver ricevuto un colpo non abbastanza forte da provocarne la rottura.

Primo levi ne parla in “Se questo è un uomo”  :

“la facoltà umana di scavarsi una nicchia ,di secernere un guscio, di erigersi intorno una tenue barriera di difesa anche in circostanze apparentemente disperate è stupefacente e meriterebbe uno studio più approfondito”.

La  resilienza è dunque la capacità delle persone di fare fronte, di ricostruire, di trasformare , di  integrare la vulnerabilità con la  capacità , l’associare luci e ombre , quando un evento critico irrompe nella vita .Il  colpo è esistito nel reale ma la persona riesce a riprendersi, ritornando, non alla sua vita precedente , in quanto conserva la traccia nella sua memoria, ma passando ad un’altra vita  ,comunque appassionante quanto difficile.

Quali sono i fattori che favoriscono nelle persone la resilienza :

 Fattori personali, autostima, visione positiva del futuro, empatia, sapersi appoggiare e chiedere aiuto, adattabilità…

Fattori familiari: interazioni familiari supportive, responsive e accoglienti,  un buon attaccamento che permetta l’autostima, l’amore fine a se stesso, l’accettazione. 

Su questi aspetti di base si innescano poi fattori esterni, ad esempio una cerchia amicale, la sorellanza, ma anche una passione, un obiettivo da perseguire che diviene più forte del trauma subito .

Sami Modiano , sopravvissuto ad Austerlitz: il padre gli dice “tu devi farcela Sami” e lui , nonostante la morte del genitore e della sorella, ricorda per tutta la vita queste parole che riescono a tenerlo in vita  . Ricordo un convegno negli anni 90, Mara Selvini Palazzoli, nota terapeuta della famiglia, parlò di resilienza e disse che lei fu affidata in tenera età ad una famiglia di parenti e ciò la fece molto soffrire e segnò la sua vita. Furono l’amicizia e il desiderio di conoscere che la salvarono .

Per l’arminuta elementi di resilienza sono la sorellanza, il bagaglio personale formato comunque nei  13 anni trascorsi nella  famiglia adottiva,  lo studio, nonostante “ …negli anni un pretesto che mi agitava l’ho trovato sempre per non dormire….tento ancora qualche rimedio…ma già so che non mi lascerò spegnere , se non a brevi intervalli . Sul cuscino mi aspetta ogni sera lo stesso grumo di fantasmi, oscuri terrori”

“L’ARMINUTA”

Scelte stilistiche .

La storia si evolve nell’arco di un anno circa , durante gli anni settanta in una località non precisata dell’Abruzzo.

L’autrice non dice il nome della protagonista femminile.. Lei è l’arminuta soltanto,la ritornata, quello che gli altri vedono di questa ragazza spuntata improvvisamente nel quartiere e nel parentado ( nessuno sapeva di lei)… ma il suo parlare in prima persona ci fa dimenticare questo particolare e ci induce ad identificarci con lei , seguendo più da vicino l’evolversi degli eventi.

Non vi sono citazioni di carattere storico, né letterario, né tantomeno artistico o culturali di alcun genere. Ed è così che riusciamo ad entrare in questo mondo primitivo, povero culturalmente e arido di affetti.

Forse non sarebbe stato possibile con un linguaggio diverso, meno asciutto – stringato e legato a quella quotidianità.

 

Resilienza è il tratto che emerge.

-          A. Prevalgono il concetto di Abbandono e di Capacità di sopravvivenza, grazie a quegli imput di presenza e amore, forse, che ha ricevuto dalla madre adottiva nei suoi primi tredici anni di vita; grazie alla sua intelligenza, alla sua sensibilità, curiosità e voglia di conoscere . Vi sono poi le presenze ed il sostegno di Adriana, la sorella, e della professoressa Perilli.

 

-          B. Il dato che maggiormente colpisce è costituito dalla rappresentazione delle figure adulte. Non vi è nessun adulto nella sfera parentale o vicina ( genitori dell’amica) che si sentano di assumersi una responsabilità nei suoi confronti, di fare un gesto che l’aiuti a capire o risolvere …Nessuno che le dica la verità.. le proponga una soluzione di conforto.

Madre Adottiva e naturale Padri adottivo e naturale – Totalmente presi da loro stessi totalmente inadeguati, inconsapevoli di ciò che stanno facendo e delle scelte compiute….Lasciano la nostra “A” in balia degli eventi, senza nessuna spiegazione, senza nessun sostegno o supporto.

Solo l’insegnante Perilli sostiene il ritorno a scuola delle sorelle dopo la morte di Vincenzo e la sua prosecuzione negli studi al liceo.

 

-          C.Le reazioni di “A” all’abbandono:

1.    Non capisce.

2.    Si dà spiegazioni che giustificano la madre adottiva che lei ama… “ Sta male… appena guarisce mi riprende……”

3.    Non crede a ciò che sta avvenendo.

4.    Si sente colpevole dell’abbandono , ma non sa che cosa ha commesso.

5.    Viene assalita dalla rabbia ( verso la madre naturale dopo la morte di Vincenzo…)

 

D. La salvezza di “A” è rappresentata dalla sorella Adriana e dal fratello.

F. Sarà la sorella Adriana alla fine del libro che esprimerà la loro capacità di riscatto e di rottura con quel mondo adulto inconsapevole e nocivo. Strappa il nuovo nato (della madre adottiva di “A”) da una situazione di maltrattamento..

 

 

 

BIBLIOGRAFIA SUGGERITA

- Le tre del mattino – G. Carofiglio –

   ( Rapporto padre – figlio )

- Non so niente di te- P. Mastrocola

- Mia madre è un fiume- D Di Pietrantonio

- Lettera al Padre – F Kafka

- Donne dagli occhi Grandi – Angeles Mastretta- 2013 Giunti.

   Angeles Mastretta ha creato con questo libro, fatto di piccoli racconti, dei mirabili affreschi tutti al femminile,   tratteggiati con tocco leggero ma intenso.

- Il posto – 2014 Annie Ernaux  - Flabbi

( La figura del padre e la sua crescita lontana )

-L’altra figlia - di Annie Ernaux 2011 Feltrinelli

(la scoperta di esser L’altra figlia, quella meno amata….forse nemmeno desiderata)

-"L'avversario" - di E.Carrere

è  un libro forte sulla patologia moderna del femminicidio. Spunto per una riflessione di Carrere su se stesso, sul significato delle maschere che indossiamo ogni giorno e sulle tragedie che, troppo spesso, si consumano tra le pareti di casa.

- " Lettera al mio giudice"-  Simenon

 Un sorprendente Simenon, che a tratti sembra Pirandello (quando il protagonista si chiede chi sia davanti alla targa d'ottone della sua porta), a tratti Nabokov (gli impulsi sessuali, gli attacchi di violenza come in Lolita). 

-"L'estate e altri saggi solari" - A. Camus. 

Se volete entrare nel cuore dell'Algeria con gli occhi e con le orecchie, sentire i profumi dell'assenzio e ritrovarvi neri di sole leggetelo.

-Sei come sei - di Melania Mazzucco 

(l’amore che lega un padre,anzi due, ad una figlia….diversi da tutti, ma a tutti uguali)
-L’attentatrice - di Yasmina  Khadra

(conflitto arabo-palestinese) le motivazioni di un “martire” , la realtà del terrorismo,l’orrore quotidiano della violenza …)
-Caffè amaro - di Simonetta Agnello Hornby

(romanzo storico, dove le donne sono sempre in primo piano;Maria, la protagonista, sa riconoscere i propri bisogni ed ha piena coscienza del suo diritto alla libertà, al piacere,e una grande apertura al bello e gran senso della giustizia)
-Chirù - di Michela Murgia  (la stessa che ha scritto L’accabadora”- il ruolo maestra/madre/mentore)
-LACCI - di Domenico Starnone
-Orfani Bianchi - di Antonio Manzini (una visione davvero diversa di chi viene in Italia a fare la badante)
-Il gattopardo-G. Tomasi di Lampedusa. 1958 Feltrinelli

da rileggere ….

-Sostiene Pereira  - di  Antonio Tabucchi

(ambientato a Lisbona nel 1938 ,dittatura di Salazar-un incontro può portare ad una presa di coscienza ,ad una maturazione interiore)
-STONER - di John Williams 

(il ritratto di un uomo qualunque del quale si scopre, pagina dopo pagina ,una profondità ed una ricchezza che affascinano)

-Dove porta la neve - di Matteo Righetto 

(quasi una fiaba…solitudine e vecchiaia)
-Il figlio di Philipp Meyer

 (saga di una famiglia texana,è un romanzo crudo e in alcune pagine anche sconvolgente. Indirizzata dal Lettore- guida  che fa parte del gruppo di lettori veneti- scelto per l’incontro conclusivo di Belluno ,lo scorso 27 maggio)
- Un bene al mondo - di Andrea Bajani

(è quasi una fiaba,ma si legge come “realtà”, tratta del dolore ….vivere è portare il proprio dolore e a volte, portare anche quello degli altri)

-                      Gli anni fulgenti - di miss Brodie - Muriel Spark 

(testo letto su indicazione del lettore guida. Giovinezza e "vocazioni di un’insegnante”)
- La notte ha la mia voce - Alessandra Sarchi

(finalista Campiello 2017- racconto di una nuova esistenza dopo un terribile incidente)
- Cicatrice -Sara Mesa

(un amore fittizio,dell’era digitale- romanzo “contemporaneo”)
- Le otto montagne - Paolo Cognetti

(solitudine e difficoltà di esprimere le proprie emozioni ed i propri sentimenti- ma solitudine anche come condizione ideale, per alcuni scelta di vita)
- Il senso della lotta - Nicola Ravera Rafele

(Tommaso ,a 37 anni sopra di esser figlio di 2 terroristi ,scopre le vicende degli anni 70/80.
- La camera azzurra - Georges Simenon

 (un giallo che si legge tutto d’un sorso…anche se non si è amanti del genere ,ha una struttura che coinvolge e lo stile di Simenon fa la differenza.- interessante anche come viene affrontato il clima della provincia,un microcosmo)
- La mia casa di campagna - Comisso

(Montale lo definì “meraviglia visiva”- campagna e tradizioni )





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