CONOSCENZA

CONOSCENZA CURA PSICHE E ARTE - 14 MARZO 2026

ULTIMO APPUNTAMENTO

Il 14 marzo si è concluso il ciclo di incontri nato dalla collaborazione tra Soroptimist International d'Italia Club Garda Sud e Associazione Culturale Divagazioni di Sguardi. Un percorso che, anche quest'anno, ci ha accompagnato attraverso saperi, prospettive e domande capaci di aprire nuovi orizzonti interiori prima ancora che culturali. Incontri che non sono stati soltanto momenti di ascolto, ma spazi di relazione autentica, di riflessione condivisa, di crescita collettiva. Piccoli luoghi di umanità dove le idee hanno potuto incontrarsi e trasformarsi in esperienza viva.
L'ultimo appuntamento ci ha invitato a fermarci su una domanda tanto semplice quanto profonda: perché abbiamo bisogno dell'arte? Non come semplice esperienza estetica, ma come spazio in cui il mistero trova una forma, in cui le domande più intime della nostra esistenza diventano visibili, condivisibili, pensabili. L'arte come luogo in cui l'essere umano riconosce se stesso negli occhi dell'altro.
La serata avrebbe dovuto vedere la presenza dell'archeologo Alessandro Lamperti, purtroppo impossibilitato a partecipare per un grave imprevisto. Il suo posto è stato raccolto con grande sensibilità da Clara Tonoli,presidente dell Associazione Divagazione di Sguardi, che ha aperto l'incontro con una delicata riflessione ispirata a una parabola di Carl Gustav Jung. Una storia semplice e potente, capace di introdurci a un tema che ha attraversato l'intera conferenza come un filo invisibile: la speranza come incipit del cambiamento. Non una speranza ingenua o consolatoria, ma una forza silenziosa che nasce dalla consapevolezza, dal coraggio di guardare dentro e intorno a noi, di riconoscere le fragilità e trasformarle in possibilità.
A guidarci in questo percorso è stata l'artista Dania Zanotto, con la sua riflessione dal titolo “L'arte come forma di speranza”. Uno sguardo contemporaneo sul potere dell'arte di generare senso, di aprire spiragli di possibilità e di ricordarci che la creatività non è solo espressione: è anche un gesto di fiducia nel futuro.
Il viaggio è iniziato dal silenzio della contemplazione. Nella Rothko Chapel, voluta da Mark Rothko, il colore diventa spazio spirituale. Le grandi superfici cromatiche non decorano: aprono una soglia. Davanti a quelle tele il visitatore non osserva semplicemente un'opera: entra in una dimensione in cui il colore diventa esperienza interiore, quasi una forma di preghiera laica. È una speranza che nasce dal dolore, un'estasi silenziosa che affiora dal buio e che ci ricorda quanto profondamente l'arte sappia parlare alle parti più intime dell'anima.
Anche per Gerhard Richter la pittura non è mai un gesto neutro. «Dipingere è un altro modo di pensare». Ogni quadro, ogni tentativo, ogni stratificazione di colore diventa una dichiarazione discreta ma radicale: la vita ha valore. In un'epoca spesso disorientata e attraversata da contraddizioni, le pratiche artistiche contemporanee si interrogano sul loro ruolo. Il curatore Hans Ulrich Obrist lo esprime con chiarezza: l'arte serve a creare ponti. Mettere in relazione persone, conoscenze, discipline diverse. Non per produrre semplicemente bellezza, ma per connettere ciò che appare separato e aprire possibilità di cambiamento.
In alcune opere la speranza appare come luce. Nei paesaggi essenziali di Etel Adnan, il colore puro diventa una celebrazione della permanenza della natura. Montagne, cieli e mari si trasformano in campi cromatici vibranti, dove il tempo umano – fragile e doloroso – si dissolve nella continuità del mondo naturale. Nelle installazioni di Precious Okoyomon, invece, la terra diventa corpo sacro. Piante, radici e materiali organici crescono e invadono lo spazio espositivo, trasformandolo in un ecosistema vivo. Qui la speranza risiede nel ciclo naturale di morte e rinascita: una preghiera materiale che continua a germogliare e a ricordarci che la vita, nonostante tutto, trova sempre la strada per tornare.
Ma la spiritualità nell'arte non è fuga dal mondo. Al contrario: è la forza che ci permette di riaprire gli occhi sulle cicatrici della nostra storia. Se la speranza è una luce, allora dobbiamo avere il coraggio di portarla anche nel buio della memoria. Le opere di Anselm Kiefer nascono proprio da questa necessità. Nei suoi lavori – dalle riflessioni sul progetto fotografico Occupations alle materiche Ash Flowers – la memoria diventa un terreno ferito ma fertile, dove la storia può essere attraversata e rielaborata. In Christian Boltanski, con l'installazione Personnes, la memoria si fa presenza collettiva. Montagne di abiti usati, suoni, luci e ombre evocano le vite anonime della storia, ricordandoci quanto fragile e preziosa sia ogni esistenza. L'arte diventa allora un gesto di riparazione, una forma di cura verso ciò che è stato dimenticato.
Per Joseph Beuys questa dimensione era fondamentale: se l'arte non può contribuire a plasmare la società e toccare le questioni più profonde della comunità, allora non è davvero arte. Nasce così l'idea di scultura sociale: un processo collettivo in cui ogni persona può partecipare alla trasformazione del mondo. Molti artisti contemporanei lavorano proprio in questa direzione. Nella Crying Room di Tania Bruguera, il pubblico entra in uno spazio in cui l'emozione diventa esperienza condivisa e politica. In Regina José Galindo, con Quién puede borrar las huellas?, il corpo stesso diventa atto di denuncia e memoria. Anche in Italia l'arte continua a interrogare lo spazio pubblico e le relazioni umane. I lavori di Virgilio Sieni mettono al centro il gesto, la vulnerabilità e lo sguardo dell'altro, mentre Alberto Garutti ha trasformato spesso l'opera in un dispositivo capace di collegare comunità, luoghi e storie invisibili.
Siamo partiti dal silenzio della contemplazione e siamo arrivati alla complessità degli ecosistemi futuri. Abbiamo visto come la speranza, nell'arte, non sia mai un sentimento passivo. È resistenza, memoria, relazione. È il tentativo continuo di creare connessioni tra ciò che è stato, ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.
E forse è proprio qui che questa riflessione incontra il senso più profondo dell'impegno di Soroptimist International. Come nell'idea di scultura sociale di Beuys, anche l'azione soroptimista nasce dalla convinzione che ogni gesto di cura, ogni progetto, ogni relazione costruita possa contribuire a plasmare una società più giusta, più consapevole e più umana.
Uscendo da questo ciclo di incontri portiamo con noi un compito semplice e insieme profondissimo: continuare questa scultura sociale. Perché la speranza non è aspettare che il mondo cambi. È sapere che ogni nostro gesto, ogni parola, ogni atto di responsabilità e di attenzione verso l'altro è già un frammento di quel mondo futuro che l'arte e il nostro impegno quotidiano ci aiutano, con pazienza e coraggio, a immaginare. 


  • CATEGORIA:

    Attività

  • Autore:

    Luciana Dolci

  • CLUB:

    Garda Sud,

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