DONNE E SPORT: LA LUNGA STRADA VERSO LA PARITÀ
A Palazzo Geremia a Trento una tavola rotonda per una nuova narrazione dello sport in un'ottica di genere.
Il 17 maggio,nella Sala di Rappresentanza di Palazzo Geremia, il Club Trento ha organizzato un incontro aperto a tutta la cittadinanza sul tema Donne e Sport, un argomento proposto dalla Presidente Nazionale di Soroptimist Italia che ha invitato i Club a riflettere e ad approfondire gli aspetti legati alla gender equality,al contrasto agli stereotipi e alle discriminazioni sia nello sport professionistico che in quello amatoriale. Durante l'affollato incontro molto partecipato dalla cittadinanza, sono intervenute/i Paola Mora, Presidente del Comitato Trentino Alto Adige del CONI, Karol Pescosta, Giudice Internazionale di pattinaggio artistico, Luca Maurina, Presidente del Trento Calcio Femminile e Nina Stefenelli, giornalista sportiva, a cui si sono affiancate sette atlete in rappresentanza dell'eccellenza dello sport femminile trentino: Anna Bruschetti amazzone, Arianna Sighel pattinatrice di Short Track, Carlotta Baldo calciatrice , Elisa Roner arciera, Francesca Dallapè tuffatrice, Gabriella Pedroni pilota di rally, Silvia Fondriest pallavolista.
L'incontro, moderato da Marilena Guerra, socia del Club Trento e Direttrice dell'emittente televisiva Trentino TV, è iniziato con l'intervento della Presidente del Soroptimist Club Trento Roberta Galli che ha illustrato le finalità dell'evento e ha dato il benvenuto a tutte/i le/gli intervenute/i, a cui sono seguiti i saluti di Francesca Gerosa, Assessora Istruzione, Cultura, Sport, Famiglia e Giovani della Provincia Autonoma di Trento e di Salvatore Panetta Assessore allo Sport del Comune di Trento.
A seguire le riflessioni delle/degli ospiti che, incalzate/i dalle domande di Marilena Guerra hanno raccontato le loro esperienze in tema di pregiudizi e gender equality legati al mondo dello sport femminile.
Paola Mora, Presidente del CONI Trentino, prima donna chiamata a ricoprire una carica di governo dello sport italiano, ha descritto un panorama poco entusiasmante riguardo allo sport femminile in Italia citando dei dati molto eloquenti sulle posizioni di vertice concesse ora alle donne: le Allenatrici sono il 21%, le Giudici/Arbitre sono il 19% mentre le Dirigenti non arrivano al 12%.
Ha terminato poi il suo appassionato intervento considerando quanto la stampa sportiva sia ancora funzionale in gran parte alla narrazione dello sport maschile e di quanto sia necessario un cambio di passo riguardo alla mentalità degli allenatori e al numero delle dirigenti.
Anche per la giudice internazionale di pattinaggio artistico Karol Pescosta il panorama cambia di poco: nonostante le tesserate nel settore del pattinaggio siano in maggior numero donne, ai vertici della Federazione Mondiale non ci sono mai state né donne Presidenti né donne Vice Presidenti.
Luca Maurina, Presidente della squadra di calcio femminile del Trento, ha riferito che il fenomeno del calcio femminile è sì in espansione ma la sfida è molto difficile: anche se negli ultimi due 2 anni le tesserate sono quasi raddoppiate permane una discriminazione molto forte soprattutto per la programmazione televisiva e giornalistica che si mantiene ancora piuttosto indifferente rispetto al calcio femminile.
Nina Stefenelli, giornalista sportiva del settore automobilismo, ha confermato che, trattandosi di un mondo prettamente maschile, non ci sono donne che “corrono” ad alti livelli, sostenendo che le donne dovrebbero essere più “promosse” e “comunicate” dai media anche per avere un accesso paritario al mondo delle sponsorizzazioni.
Marilena Guerra ha chiamato poi al tavolo le 7 giovani atlete, chiedendo loro di raccontare gli inizi sportivi e gli ostacoli che hanno dovuto superare nel corso delle loro brillanti carriere e da chi invece hanno tratto sostegno.
Anna Bruschetti, amazzone che monta all'inglese e pratica salto ad ostacoli , è diventata istruttrice federale dopo aver conseguito una laurea magistrale ad hoc collegando così alla sua passione sportiva una carriera professionistica.
Anna ha terminato il suo intervento con una riflessione spiegando come diventare istruttrice sia stato fondamentale per la sua realizzazione professionale considerando che nel suo sport, fisiologicamente incompatibile con la maternità per almeno 12 mesi, i colleghi maschi, seppur meno numerosi, raggiungano sempre e comunque risultati più lusinghieri.
Arianna Sighel, pattinatrice olimpica a Pechino e campionessa del mondo con la staffetta di Short Trac, ha iniziato sostenuta dall'esempio dal padre, Roberto Sighel, grande campione di pattinaggio: ora fa parte del Gruppo Sportivo della Polizia di Stato e ha raccontato che questi allenamenti a tempo pieno con le Fiamme Oro le permettono di non pesare sulla famiglia e di essere più tranquilla e lucida nell'affrontare anche le competizioni sportive più impegnative.
Carlotta Baldo, calciatrice professionista che gioca nel campionato di serie A, ha sottolineato nel suo intervento come in Italia sia necessario un passo culturale in avanti per non considerare il calcio uno sport solo maschile: andrebbero perciò evitate le comparazioni collegate alle performance fisiche come la velocità o la potenza dei tiri, e, come avviene nell'atletica, sarebbe giusto considerare le due realtà come ambiti diversi collegati alla medesima disciplina sportiva.
Secondo la calciatrice la mentalità sta cambiando, ma molto lentamente: solo da un paio d'anni il calcio femminile ha iniziato a trasformarsi e le giocatrici di serie A vengono finalmente considerate delle professioniste attribuendo quindi un riconoscimento concreto a tanta passione e impegno.
Elisa Roner, arciera, vincitrice nello scorso febbraio della medaglia d'oro nel compound alle Finali delle Indoor World Series di Las Vegas, ha ricordato che aveva sette anni quando è stata iniziata a questa disciplina dalla sua nonna che la allena ancora con rigore.
Ora fa parte del Gruppo Sportivo della Guardia di Finanza e ha dichiarato di sentirsi in questo modo economicamente garantita anche se precisa che solo da pochi anni le donne sono state accolte nelle Fiamme Gialle e ancora oggi non possono gareggiare alle Olimpiadi come i colleghi maschi.
Francesca Dallapè tuffatrice, campionessa olimpica pluripremiata, ha ricordato la sua prima insegnante di 70 anni Saveria Aor e la figlia Giuliana Aor, entrambe campionesse di tuffi, due donne che l'hanno sostenuta come allenatrici nel suo percorso sportivo e ammette di essere stata molto fortunata e di aver vissuto poco la discriminazione di genere perché ha avuto un forte sostegno dai media che hanno raccontato fedelmente la sua storia sportiva.
Ha aggiunto però che come donna ha dovuto fare i conti con problemi che i maschi non hanno come il ciclo mestruale che in certi sport può rappresentare un vero ostacolo e ha proseguito raccontando che lei stessa, madre di due bambini , ha dovuto sospendere per lungo periodo gli allenamenti e impegnarsi molto per poter conciliare sport e famiglia.
Ora fa parte del Gruppo sportivo dell'Esercito e riconosce che la grande risonanza data dai media ai suoi successi ha influenzato molto la ricaduta economica proveniente dagli sponsor.
Gabriella Pedroni , è intervenuta in collegamento da Lisbona, è una pilota di rally, ingegnera meccanica e dirige un team privato nel settore del motorsport, campionessa italiana di cronoscalata, è vincitrice della Coppa Europa di specialità ed è stata eletta “Camionista dell'Anno”.
Ha raccontato i suoi sforzi per farsi spazio nel mondo dei motori, un contesto ricco di stereotipi quasi totalmente maschile, dove ha riferito però il paradosso di aver incontrato donne automobiliste molto precise e concentrate, spesso migliori dei colleghi maschi: questo lento cambiamento lo ha verificato però soprattutto all'estero e in Nord Europa mentre in Italia le donne pilota restano una minoranza guardate ancora con curiosità e sospetto.
Silvia Fondriest giocatrice di pallavolo in serie A1, laureata in scienze motorie ha da poco lasciato lo sport per dedicarsi all'insegnamento, ha raccontato che solo fino a qualche anno fa non era permesso alle pallavoliste di conciliare lo sport con la maternità: i contratti di ingaggio prevedevano infatti una clausola di interruzione automatica in caso di gravidanza.
Ha accennato anche al fenomeno degli abusi riflettendo sul fatto che certi atteggiamenti sono stati considerati per anni da alcuni allenatori e maschi dello staff come comportamenti quasi normali così da banalizzare la violenza che nascondevano e ancora oggi purtroppo sono presenti e frequenti in molti ambienti sportivi.
Alla fine di questi 11 appassionati interventi hanno preso la parola dal pubblico in sala:
Carla Zanfrà, socia del Soroptimist Club Merania, già Direttrice dell'Ippodromo di Merano che ha raccontato brevemente la sua esperienza professionale vissuta in un ambito prettamente maschile e ha annunziato che il suo Club ha deciso di sostenere la squadra di calcio femminile della sua città,
e Sergio Anesi, che ha ricoperto molte cariche apicali nel CONI, nella F.I.S.G., nell'ISU -International Skating Union e nella FISO-Federazione italiana Orienteering che ha ringraziato Soroptimist Club Trento per aver organizzato l'evento e ha sottolineato quanto sia sempre più importante mettere in evidenza lo sport femminile spesso trascurato, addirittura ignorato dai mezzi di comunicazione locali e nazionali.
Al termine dell'incontro seguitissimo e davvero carico di spunti, la Presidente del Club Trento Roberta Galli ha ringraziato le sette atlete e tutte/i le/i Dirigenti intervenute/i consegnando in dono a ciascuna/o un folder predisposto dal Soroptimist Club Cremona contenente un francobollo ordinario con annullo dedicato ad Alfonsina Strada campionessa di ciclismo nata nel 1891, pioniera della parità tra sport maschile e femminile.



